Storie di normale Coronavirus… Raccontiamone una, additando prima con il nostro sperduto J’accuse la ferocia con cui i media, avidi necrofori, annunciano la notizia di un morto per epidemia, ovunque sia, in Italia e all’estero, come “ilprimo caso”. Non “un caso” come sarebbe giusto ed elegante in lingua corretta. Perché il primo presuppone l’imminena diunsecondoedi un terzo…
Vanessa Trevisan, 45enne, è la figlia di Adriano Trevisan, vittima ‘numero uno’ del coronavirus in Italia…
“Adriano Trevisan, mio padre – protesta giustamente Vanessa – non è un numero, non è la prima vittima italiana del coronavirus, non è un nome e un cognome sul giornale. Adriano Trevisan è mio papà. È il marito di mia madre Linda. È il nonno di Nicole e di Leonardo”. Anzi, lo era… Avrebbero potuto salvarlo? Una barriera burocratica, una delle solite, ha impedito che fosse eseguito tempestivamente ‘il tampone‘.
Ma chi era Adriano fino a poco prima? Amava uscire, ancora da solo… Spesso andava all’Arena di Verona per ascoltare le opere liriche, una sua grande passione. Ha costruito mezza provincia di Padova grazie al suo lavoro, una ditta edile insieme a quattro amici. Non amava viaggiare, gli bastava restare a Vò, giocare a carte con i suoi conoscenti al bar, andare a pescare ogni tanto, altra sua grande passione.
A ‘mamma Linda‘, Adriano non l’aveva portata neanche in viaggio di nozze. L’amore, per lui, non aveva bisogno di viaggiare né vicino, né lontano… Ciò di cui aveva bisogno era tutto lì in paese: sua figlia, la moglie, i suoi nipotini, i suoi hobby…
Adriano parlava anche di politica, ‘comunista fino all’osso’!
“Io – racconta lafiglia – la penso in modo totalmente opposto. Infatti facevamo certe discussioni a tavola… Poi però arrivava Nicole, mia figlia che ora ha 13 anni, e lui …si perdeva. La chiamava eapiccoa , in dialetto veneto. Prima di Nicole ero io la sua eapiccoa. Siamo una famiglia molto unita. Vorrei che mio padre fosse ricordato per come è vissuto, non per come è morto”.
Vanessa si scaglia anche contro chi, ogni giorno, parlando del suo papà e delle altre vittime,

ricorda la loro età, usandola quasi come un motivo della loro morte. Erano anziani, sì, ma il loro anno di nascita non deve far sembrare la loro morte meno importante. Sono morti perla grave influenza. Adriano, cardiopatico e debilitato si è sentito male giovedì 13 febbraio e il suo medico di base, sempre a quanto racconta la figlia, non è neanche andato a visitarlo. Era solo una banale influenza.
Adriano però è morto e adesso la Procura di Padova ha aperto un’inchiesta per capire se vi siano stati ritardi nella diagnosi. Domenica, giorno del suo compleanno, è stato ricoverato all’ospedale di Schiavonia. Iniziano le domande per capire come si sia potuti arrivare a quella infiammazione ai polmoni che non gli permetteva di respirare. Nessun viaggio all’estero, nessun uso di fertilizzanti per curare il giardino. Nulla.
“La dottoressa che seguiva il caso – racconta Vanessa – ci diceva di non poter fare il test per il virus perché il protocollo non lo prevedeva per pazienti che non erano tornati dalla Cina, o non avevano avuto contatti con soggetti a rischio…”
Incredibile!
Giovedì 20, però, la dottoressa è riuscita ugualmente a fare il tampone e il paziente che il giorno seguente è risultato positivo. Vanessa ha voluto ringraziare tutto il personale medico che ha avuto in cura il suo papà, ricordando che hanno provato a rianimarlo per oltre 40 minuti. Vanessa è ora a casa con la mamma, in quarantena, non hanno né febbre, né tosse. Piangono, unite dal dolore, la perdita di Adriano, loro marito e padre. Il tampone non era previsto nel protocollo. E’ stato eseguito in ritardo.
Non dimentichiamolo! I numeri li usano per ‘anestetizzare’ la popolazione. Si inizia da ‘genitore 1 e 2′. Amenità? Sembrerebbe prprio, ma non è così: Adriano è “il primo“, si è classifivcato “uno” di una qualche …prevedibile classifica. Ancora imminnte, ma già non è più un uomo, bensì un “agognato” primo dato statistico.
E’ un modo non privo di abilità per minimizzare, anche… Con l’immancabile collaborazione dei media, la main stream, la corrente mediatica, il giornale unico. Cui non ci stancheremo mai di rivolgere con il dito puntato il nostro J’accuse!
Aldo Brandini
(Corrispondenza volonatria da Roma)
(Coordinamento di NinoMacaluso)







