Il caratteristico ‘regime’ dell’originale pontificato in corso non cessa di sorprendere…. E non certo positivamente.
Karol Wojtyla non avrebbe mai immaginato che a mettere le mani sull’Istituto da lui fondato per approfondire gli studi teologici su matrimonio e famiglia alla luce dell’insegnamento di Humanae Vitae, Familiaris Consortio e Veritatis Splendor, sarebbe stato un suo successore sul Soglio Pontificio.
La intervenuta nomina di mons. Vincenzo Paglia a Gran Cancelliere dopo i due Sinodi sulla Famiglia e la pubblicazione di Amoris Laetitia, non faceva, già, presagire nulla di buono sul futuro dell’Istituto.

Chi mai può sorprendersi, adesso, delle recenti decisioni dei nuovi vertici dopo la pubblicazione dei nuovi Statuti? Si va dai licenziamenti eccellenti, drastica riduzione della teologia morale, accentramento di potere, aggiunta di nuove materie alla nomina di nuovi professori lontani dallo spirito e dalla vocazione originaria dell’Istituto… Chi lo fa pecca di ingenuità o è …gnorri.
E ‘in ballo è l’eredità teologica di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sulla morale, sulla sessualità, il matrimonio e la famiglia.
Come sottolinea Matteo Martuzzi su Il Foglio la guerra contro Giovanni Paolo II “non è solo questione di istituti soppressi o riformati”, ma – canonizzato Wojtyla – “la battaglia è tra chi vuole salvarne l’eredità e chi la vuole archiviare in nome dello spirito del tempo”.
In un puntuale articolo – sempre pubblicato su Il Foglio, che si è largamente occupato della vicenda – Luca dal Pozzo riprende lo storico discorso che Giovanni Paolo II rivolse ai giovani nel 1985 nel corso della sua visita in Olanda… Di fronte alle perplessità e alle accuse di “arretratezza” (in modo particolare nel campo della morale sessuale), Wojtyla ricordò ai ragazzi che “il Vangelo ci presenta un Cristo molto esigente che invita alla radicale conversione del cuore” e che “se oggi la Chiesa dice delle cose che non piacciono, è perché essa sente l’obbligo di farlo. Essa lo fa per dovere di lealtà […]. Per questo il papa così esortava i giovani: “amate Cristo e accetterete le esigenze che la Chiesa in nome suo vi pone […]. Il rigore del precetto e la gioia del cuore possono conciliarsi perfettamente fra loro, se la persona che agisce è mossa dall’amore ”.
Ciò che Wojtyła affermava in senso generale sul Vangelo e sulla radicalità del suo messaggio vale in particolare nel campo della morale sessuale e famigliare, che include argomenti seri e decisivi come l’adulterio, l’uso degli anticoncezionali, l’aborto, i rapporti sessuali matrimoniali ed extra-matrimoniali, le relazioni e i rapporti omosessuali.

E’ un discorso necessario oggi – ha fatto bene Dal Pozzo a riproporlo – non soltanto per i giovani, ma per i teologi e giornalisti cattolici che, inseguendo un visibile ‘prurito di aggiornamento’, plaudono ad ogni novità e apertura, anche nella direzione di un “permissivismo” sessuale, mentre dispensano odio e rancore (ma, sia ben inteso, sempre in nome della misericordia) contro la tradizione e chi ne rispetti e ne difenda le plurisecolari istanze in campo morale. La battaglia sull’Istituto Giovanni Paolo II (vinta senza appello da mons. Paglia con la complicità di p. Sequeri) non è dunque altro che una delle tappe di una guerra al passato e ai cosiddetti conservatori “nemici di Francesco”, “tradizionalisti” e “anti-concilio”…
“Guai ai vinti“, dunque, che – secondo l’ex-preside J. Granados – ora guardano affranti il nuovo istituto in mano a chi li detestava e da anni aspettava questa resa dei conti.
“Sono più di dieci anni – afferma su twitter un certo sig. Greco – che occorreva metter mano ai programmi di studi, con una teologia del matrimonio tutta sbilanciata sulla morale e la bioetica…” Una dichiarazione che, seppur semplicistica e priva di rigore accademico (che cosa significhi “sbilanciata sulla morale” non è facile capire), è stata condivisa dal prof. Gilfredo Marengo docente di Antropologia Teologica ri-confermato (ovviamente) nell’incarico dalle autorità accademiche del nuovo istituto. Il fatto che poi il signor Greco aggiunga “…non scambio opinioni sugli ordinamenti delle facoltà di teologia con chi non abbia almeno il primo grado accademico del baccalaureato” la dice lunga sulla ‘parresia’, la smodata franchezza, in cui si sta svolgendo il “dibattito” tra addetti ai lavori e simpatizzanti, …sempre all’insegna del dialogo e della misericordia.
Provoca dolore e sconforto vedere tra gli “sconfitti” il santo papa polacco contro cui oggi si concentrano le accuse, mentre, defunti i suoi più fidati collaboratori (i cardinali Caffarra e Sgreccia), viene smontata un’opera cui si dedicò personalmente con estrema cura e fatica.
L’aggressione a Wojtyla passa sui social, dove in queste ore si scatenano senza pudore accuse frontali anche da parte di preti e teologi. Scioccante è a questo proposito la presa di posizione di don Alessio Leggiero, un sacerdote campano della diocesi di Teano, molto attivo sui social, che accusa san Giovanni Paolo II di gravissimi delitti come “insabbiare lussuria e pedofilia”, mentre minaccia chi critica l’operato di mons. Paglia nei confronti dell’Istituto GP2 di vendicarsi “sbizzarrendosi” contro Benedetto XVI e il suo “imprudente segretario”. Parole dure che, a qualunque altro sacerdote, in altri tempi sarebbero bastate per ricevere, quanto meno, un richiamo dal proprio vescovo. Se questo significa essere fedeli a papa Bergoglio lo giudichi il lettore…
Sulle pagine di Avvenire, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, si è scatenato frattanto il caporedattore Luciano Moia, incaricato dal Direttore del giornale di rispondere a L. Melina, l’ex Preside ora licenziato da Paglia e Sequeri con motivazioni “inconsistenti” (p. José Granados). Sollecitato dallo stesso mons Melina che chiede rispetto e lamenta “calunnie” e “diffamazioni” a lui riguardanti comparse su Avvenire, Moia aumenta la dose accusando Melina e gli altri professori di “minimizzare la svolta di Papa Francesco” e, con scritti e conferenze, di rappresentare una frangia di opposizione alla svolta pastorale targata Amoris Laetitia”.
Un’analisi mirata di testi e parole pronunciate dai suddetti professori negli ultimi sei anni offre al giornalista di Avvenire l’occasione per sentenziare il severo giudizio di insubordinazione e irriverenza nei confronti del magistero papale e, così, motivare il loro licenziamento dal mondo accademico. Una motivazione che non corrisponde a quella ufficiale (che adduce motivi di cattedre soppresse e di doppi incarichi incompatibili) ma che sembra – a ragion del vero – l’unica capace di spiegare i licenziamenti di professori-simbolo come Melina e Noriega.
Eppure nel libro intervista “Ho scommesso sulla verità” (Solferino 2018) il card. Scola , interpellato sull’argomento, smentì prudentemente un’azione di rivalsa contro l’Istituto “…non adeguatamente aperto a una nuova visione della famiglia e alle nuove pratiche pastorali”.
“Questa – prosegue Scola – in effetti è l’interpretazione più diffusa dai mass media, ma non credo sia la più corretta. Certo, so bene che in occasione delle due assemblee sinodali sulla famiglia era emersa una forte dialettica tra alcuni docenti dell’Istituto e i sostenitori di un approccio considerato più pastorale al matrimonio e alla famiglia. Non mi risulta tuttavia che l’eccellente lavoro svolto dall’Istituto a livello internazionale sia stato misconosciuto. Tanto è vero che tutti i docenti (sic!), a partire dagli ordinari di cattedra, sono stati riconfermati” (pp. 152-153).
Così rispose il cardinale nel 2018, ex preside dell’Istituto. Si sarà ricreduto?
Tuttavia non si può parlare di insubordinazione al Sommo Pontefice senza citare il professore Andrea Grillo del Pontificio Istituto Sant’Anselmo di Roma (dove evidentemente non sono in vigore le epurazioni per insubordinazione al Pontefice), un teologo balzato agli onori delle cronache per la sua dichiarata e vigorosa opposizione al papa emerito Benedetto XVI.
Grillo bacchetta con la sua penna (o meglio la sua tastiera) i professori dell’Istituto Giovanni Paolo II rei di aver promosso, per quasi 40 anni, una “…lettura fondamentalistica e integralistica della tradizione matrimoniale e familiare”, rimanendo “all’interno di una lettura ‘antimoderna’ della tradizione, alimentata dai fantasmi della lotta frontale alla cultura liberale”. …Un anti-modernismo che sarebbe risorto, dopo la felice pausa dell’immediato post-concilio, grazie a (o meglio, per colpa di) Giovanni Paolo II con la sua Familiaris Consortio e la fondazione dell’Istituto.
Secondo il teologo Grillo – dicevamo – l’Istituto è stato fino ad oggi una fucina del pensiero reazionario, ideologico, con parametri ‘ottocenteschi’, ‘spirito cortigiano’, espresso diffondendo …una serie di barriere, di divieti, di blocchi, di ostacoli.
Con l’avvento di papa Bergoglio, i professori ora (finalmente) allontanati sarebbero diventati …acerrimi “detrattori” dello “sviluppo”, nella dottrina e nella pastorale matrimoniale, voluto dal papa argentino. Inoltre, l’articolo di Grillo è stato ritwittato – e quindi condiviso – senza commenti dal prof. Marengo, docente (lo ripetiamo) confermato da mons. Paglia per il prossimo anno accademico ormai alle porte.

E’ facile accusare sommariamente chi è contrario a “certe” innovazioni, accusandolo sommariamente di essere uno …stupido conservatore. Oggi è facile sentir dire che la Chiesa, un’istituzione ultra millenaria, sia …indietro di 200 anni. Mah!
Si tratta di uno scontro duro e ‘sanguinoso‘, che non risparmia Pontefici defunti o emeriti, che porta alla luce e svela i …desideri di molti cuori. E’ uno scontro che non riguarda riguarda una singola cattedra rimossa della Chiesa di fronte al mondo, ma la fedeltà al messaggio di cui essa è custode e non padrona, di quella verità di cui è depositaria e che non ha diritto (né la missione) di modellare a misura dell’uomo di qualsivoglia periodo storico.
Come affermava padre Pio a proposito di Humanae Vitae (documento sul quale si concentra, in grande parte, la diatriba teologica) in una lettera inviata al papa Paolo VI il 12 settembre del 1968, ciò che è in ballo è la custodia, la trasmissione e la difesa dei quella “…eterna verità, che mai si cambia col mutar dei tempi”.
Insomma, il confronto si fa aspro, anche più di quanto non possa farlo la disapprovazione di una pur larghissima “fascia” di cattolici credenti in tutto il mondo.
Aldo Brandini
(Corrispondenza da Roma)








