Bill Gates e Marc Zuckelberg, stramilionari protagonisti dell’elettronica, sono dei veri benefattori o lo sono ‘allo stile di George Soros? Non hanno propositi di dominio, il massimo di quel ‘potere in più’, a certi livelli, può sedurre i …novelli Creso?
Bill Gates sembra essere preda di paure tipiche del pensiero ottocentesco, ma non sopite nel ‘900: la demografia, concepita come studio dei pericoli della sovrappopolazione, faceva ritenere – alla vigilia della rivoluzione industriale di cui non si conoscevano, anzi si temevano, i benefici effetti in fatto di ‘no alla fame’ e benessere diffuso – che le guerre e le epidemie fossero la opportuna ‘purga del mondo‘…

La spropositata ricchezza non ha dato a Bill Gates, per caso, alla testa e vogliono sostituirsi a Dio stesso? Già, che differenza ci sarebbe per voi fra avere uno o cinque milioni di euro, o di dollari, ed averne decine ed oltre? Perdere la testa può sembrare il minimo: che cosa possono desiderare ‘in più’ individui del genere?
Si è consumata, nei giorni scorsi, una strana polemica tra due “eroi eponimi dell’era informatica” che sono anche due tra gli uomini più ricchi del mondo: il giovane Marc Zuckerberg, fondatore di Facebook, e il meno giovane Bill Gates, fondatore di Microsoft. I poveri del mondo saranno salvati da una connessione a Internet, come sostiene Zuckerberg, o dalla distribuzione di vaccini, come sostiene Gates?
La polemica, di base, non è nuova. Sono almeno cinquant’anni che si discute come far uscire i più poveri e diseredati del mondo, quelli che soffrono letteralmente la fame, dalla loro condizione: c’è chi sostiene di dar loro il fatidico pesce per sfamarli, c’è, invece, chi ritiene necessario soprattutto fornirli di una canna da pesca, insegnandone anche l’uso.
La polemica, dunque, tra il fondatore di Facebook e il fondatore di Microsoft non è nuova. Ma conviene riprenderla. Non solo e non tanto perché avviene dall’alto di una montagna di dollari: il primo, Marc Zuckerberg, vanta un patrimonio di 17 miliardi di dollari; il secondo, Bill Gates, vanta un patrimonio di 79 miliardi di dollari, stando alla rivista Forbes. Ma anche e soprattutto perché i due hanno due importanti progetti filantropici, con finanziamenti miliardari, con i quali hanno riattualizzato l’antico dibattito.

Sostiene, dunque, Zuckerberg: la rete elettronica è, oggi, la frontiera dello sviluppo. Daremo un grosso colpo alla povertà del mondo e favoriremo lo sviluppo dell’intera umanità se, entro breve tempo, daremo la possibilità di raddoppiare i collegamenti al web, portandoli dagli attuali 2,5 miliardi ad almeno 5 miliardi. Poiché la popolazione mondiale è di 7 miliardi e molti – o perché fanciulli o per altri motivi – di quei 5 miliardi di persone “connesse” rappresenteranno la quasi totalità della popolazione. Io mi impegno, continua Marc Zuckerberg, a sviluppare e distribuire strumenti elettronici facili da usare e ‘a basso costo’, che consentiranno a chiunque, anche ai più poveri, di collegarsi alla rete.
Sembra la visione unidirezionale di un addetto ai lavori del settore: i problemi del sottosviluppo non ruotano, forse, a 360 gradi dal costume alla morale, alla vera e propria cultura, al know how: roba che non nasce ‘solo’ dai computer… Sembra, insomma, la proposta di un matto o quasi…
Sostiene, invece, Bill Gates: i poveri della Terra hanno un bisogno più immediato e più elementare. Sopravvivere. Alla fame e alle malattie (e, aggiunge il cronista, a condizioni ambientali che rapidamente si stanno degradando, ma Palermoparla ritiene che i mutamenti climatici non siano, certo, …il problema, specie in tempi di alta tecnologia). Per questo io mi impegno a sviluppare e diffondere vaccini, piuttosto che strumenti elettronici.
Al netto di un certo protagonismo da prima donna, chi tra i due ha ragione? Ma è evidente. Entrambi. I due tipi di “aiuto allo sviluppo” non sono alternativi, ma complementari. Se uno sta morendo di fame gli dai il pesce e anche la canna! Chi ha il pesce può sfamarsi e sopravvivere. Chi ha anche (e l’anche è da sottolineare) la canna ha la possibilità di uscire per sempre dalla spirale del bisogno. Non sono astrazioni. È quanto è successo nell’ultimo quarto di secolo ad alcuni miliardi di persone, in Asia e non solo in Asia. Il mondo si evolve, cresce ed anche l’Africa … cammina già da sola, sia pur lentamente…
Ciò non toglie che ci siano ancora centinaia di milioni di persone che soffrono la fame. Sono soprattutto interi popoli che hanno bisogno sia del pesce, sia della canna. Sono i due strumenti indicati da Marc Zuckerberg e Bill Gates la canna da pesca e il pesce che ci vogliono? Ambedue sono un grosso aiuto. Milioni di persone muoiono ogni anno per malattie infettive (dalla malaria all’Aids, dalla tubercolosi alle banali, ma micidiali infezioni da acqua sporca, la dissenteria, la salmonella, la legionella, il colera) la gran parte delle quali oggetto – nei paesi più civili, di una, ben curata e divulgata, prevenzione…. Tali malattie endemiche ed epidemiche sono in massima parte causa di morti evitabili, che vanno evitate. A ciò si aggiungano gli effetti delle catastrofi, dei disastri che procurano improvvisamente danni materiali o, peggio, ambientali. Anche di questi il cosiddetto ‘terzo mondo’ è, di regola, vittima indifesa.
Comunque, i vaccini servono. Serve, evidentemente, una dose di …tutto. Infatti, quando un qualunque processo umano non funziona (produzione, servizi) è raro che il ‘difetto‘ sia uno, più spesso è disseminato lungo tanti elementi della filiera.
Certamente, anche il web serve. Oggi l’accesso a internet è condizione necessaria dello sviluppo economico ed anche culturale e sociale. Si parla opportunamente di “digital divide”, la discriminazione relativa all’accesso o meno – o maggiore e minore – ai mezzi elettronici…
Tant’è che un gruppo di costituzionalisti in Europa si sono fatti promotori di un’iniziativa volta a inserire nelle costituzioni dei paesi europei un nuovo articolo che riconosce il diritto irrinunciabile all’accesso, agevole ed efficace, alla rete. Cinque miliardi di accessi a internet, dunque, sono un nuovo e necessario obiettivo del nuovo millennio…
Sicuro! Ma come raggiungere questi importanti obiettivi? Come distribuire il fatidico pesce (i vaccini, i farmaci e quant’altro) e le proverbiali canne da pesca? Molti rispondono con atti di generosa filantropia. E, infatti, sia Marc Zuckerberg sia Bill Gates sembrano l’emblema di questa risposta. Entrambi i miliardari in dollari mettono a disposizione ingenti quantità di risorse per raggiungere i loro obiettivi umanitari. Onore al merito? Speriamo. Contiamo sulla loro ‘sincerità d’intenti’ che appare a prima vista. Non vorremmo essere proprio noi ‘ i cattivi’, i malpensanti… Il pericolo è che personaggi così, alla Golgdfinger, abbiano altri ‘folli’ disegni di dominio: accordare, in particolare, il pensiero generale alla propria concezione del mondo. E’ un modo blasfemo di sostituirsi a Dio. O di mettersi al suo fianco. Di credere di poter fare qualcosa di simile: è una riproposizione del peccato originale… Sono disegni, più o meno folli, di dominio sul mondo. Come i programmi della mondializzazione, del pensiero unico e del nuovo ordine mondiale. Parole ed espressioni da cui diffidare fortemente, da cui tenersi lontani, che servono – anzi – ad individuare chi sia in buona fede e chi no.

Ma la filantropia, per quanto di buono possa fare, non è sufficiente né dal punto di vista della quantità, né dal punto di vista della qualità. Non offre di certo una risposta ai problemi di disuguaglianza, povertà e sviluppo…
Per quanto ricchi, i filantropi non hanno e comunque non possono mettere a disposizione le risorse necessarie a fornire il pesce e la canna da pesca ai due o tre miliardi di persone che ne hanno bisogno. Inoltre, gli atti individuali di generosità non hanno quel carattere di continuità, sistematicità e di organicità che solo un intervento istituzionale (e dunque pubblico) può assicurare.
Ben venga Bill Gates con le sue campagne di ricerca e distribuzione di vaccini.Ma una domanda ambigua si pone: di che vaccini si tratterà? Non mireranno ad ottenere – in un qualsiasi modo – dell’altro? Un atto di sottomissione? Il mondo ha bisogno di una ‘efficientazione’ da parte di organismi già operanti come l’Organizzazione Mondiale di sanità. Ciò per combattere le malattie ed evitare effettivamente le morti evitabili.
Il mondo avrebbe bisogno dell’azione efficiente di un organismo internazionale (ma sì, diciamo pure la parola che risulta indigesta a molti, delle Nazioni Unite) in grado di assicurare all’intera popolazione mondiale l’accesso a quelle che oggi possiamo considerare le “tecnologie vitali”.
Il mondo ha bisogno di solidarietà organizzata, prima e ben oltre la carità e la misericordia. Queste sono un ‘fatto personale’ che nobilita chi se le propone e le metta in atto…. Ma la polemica tra i massimi esponenti di due generazioni di “eroi dell’informatica” rischia di essere poco utile, se non fuorviante e fine a se stessa: un gioco fra le parti che, com’è posto in essere non è certo privo di rischi. L’argomento, comunque, resta – ovviamente – aperto…
Nota

Il riferimento al pensiero unico (il vero grande rischio che incombe oggi sul mondo) addita, con accezione negativa, un progetto che persegue l’indifferenziazione nell’ambito delle concezioni e delle idee politiche, economiche, sociali e persino religiose.
Si parla di una religione unica rivolta ad una deità comune, che ha precedenti in quella che illuministi e massoni attingono da concetti ‘vaganti’ nella storia della filosofia. Tale ‘deità’ si identifica, a volte, con Satana. Riti satanici non sono rari, né nel passato, né nel presente. E’ possibile pensare del resto (lo pensa anche chi scrive queste righe) che il Male esistesse accanto e contro Dio ancor prima della creazione. Il Male è il nemico di Dio. Come tale, però, può essere assunto a rappresentare l’assoluto accanto al Creatore. E’ da qui che nasce il paradossale culto di Satana. Esso viene abbracciato da chi ritiene che il cosmo creato da Dio sia ‘mal riuscito’. Libri interi, scritti anche da cattedratici e circolanti nelle università lo sostengono.
Un dio unico, la cui identità cancelli ogni tradizione e la stessa memoria storica, destinato ad un supposto grande popolo – uguale tra uguali – che …si vuole ‘perfetto’. Ciò è fortemente immorale, oltre che impossibile per la naturale molteplicità, fisica e morale, che caratterizza il cosmo. E’ una caratteristica ed anche una sorta di impegnativa condanna, come la libertà individuale. Elemento fondante, questo, della fede cristiana… E’, invece, questa innaturale volontà di un ordine mondiale, nuovo ed unico, (non la sete o altro) il vero motivo che potrebbe suscitare in futuro nuovi conflitti anche armati… (G.S.)
(Testo raccolto, ordinato ed arricchito in redazione)
Nota 2
Abbiamo sentito di persone, incluso un prete, che hanno dichiarato di gioire di questa ‘clausura’ dovuta al Coronavirus perché, stando tutti in casa, si inquina di meno …l’ambiente. Tralasciamo di riflettere sulle conseguenze di un protrarsi nel tempo di tale condizione. Ma è chiaro che queste persone non esitano a mettere su un piatto della bilancia le sofferenze e i morti per coronavirus e, sull’altro piatto, i ‘supposti’ benefici ecologici, dando meno peso alla morte ed alla privazione della libertà personale che al mondo inanimato.
La somma crudeltà in tutto ciò è evidente. Con essa si evidenzia lo spregio per la razza umana. Questa, come scriviamo spesso, è il massimo plafond della creazione, che ha donato alla razza umana la conoscenza, l’intelligenza, la coscienza e la capacità di ricordare. E’ chiaro come l’individuo umano sia il re del creato, inteso, ovviamente, come simbolo, ma anche intestatario, della stirpe cui appartiene.
Occorre, invece, chiarire una volta per tutte:
Per quanta importanza possa avere l’ambiente, esso rimane sempre al servizio dell’umanità. Non è il contrario! (Gesse)








