Ogni giorno, ogni santo giorno, muore qualcuno per i vaccini: perché nessuno ne parla, se non nei vituperati messaggi ‘underground’ dei social? Si accusano questi di diffondere le fatidiche fake news, ma è vero che solo sui social emergono anche molte, se non moltissime, verità… Non c’è dubbio che l’allarmismo dello stato, assecondato dai media, più alcune ‘mosse’ di carattere tecnico, abbiano linitato la possibilità e la scelta di curare l’influenza 2019 in casa con le cure tradizionali. Non c’è dubbio che in ospedale sia stata spesso abagliata la ventilazione, uccidendo ltteralmente i malati. Non ci sono dubbi che si sia moltiplicato artificiosamente il numero delle vittime, che si sia taciuto che trattavasi in maggior parte di anziani, che tutta la campagna tenda a vaccinare il più possibile contro un male per cui i vaccini hanno sempre incontrato – e incontrano ancora – limiti e rischi tali da mettere fortemente in dubbio l’opportunità di ricorrervi…
Riportiamo uno scritto pubblicato da Marco Tosatti su Stilum curiae. E’ splendido! E’ un testo – documento. Crediamo nella sua veridicità e lo condividiamo. Parla di vaccini e fisco in Italia. Va letto e – all’americana – nessun commento è necessario. Ma solo perché …parla da sé.
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Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mi sembra interessante sottoporre alla vostra attenzione due articoli sulla questione dei vaccini e delle cure al Covid 19. Il primo proviene dalla De Mari Community, e spiega perché il Ministero della Salute abbia fatto ricorso, con successo, al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar de Lazio che permetteva ai medici di base la libertà (sembra incredibile dirlo) di curare i malati di covid senza seguire il demenziale protocollo di Tachipirina e vigile attesa. Il secondo è di Paolo Gulisano, e proviene dalla Nuova Bussola Quotidiana. E ci parla di come sui “vaccini” in realtà pesi una grossa incognita; e cioè quale sia la loro efficacia. Su entrambi gli argomenti aggiungo due fatti, di cui sono a conoscenza personalmente. Il primo riguarda un amico in Umbria, il cui padre curato a Tachipirina e vigile attesa, è stato ricoverato ed è morto. L’amico ha presentato una denuncia alla magistratura. Il secondo riguarda una famiglia amica in Romagna. Tutti hanno ricevuto la seconda dose di “vaccino”, e tutti si sono ammalati dopo la seconda iniezione. Alcuni in forma lieve; purtroppo uno di loro, un 73enne, ha sviluppato una polmonite ed è attualmente intubato in ospedale. Preghiamo che vada tutto a buona fine, e buona lettura.
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Il ministro che dovrebbe essere della Salute, Speranza Roberto, e l’Agenzia italiana del farmaco, con un ulteriore dimostrazione di dubbia equità, hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato contro l’ordinanza con la quale il Tar del Lazio, il 4 marzo scorso, aveva finalmente restituito ai medici il diritto (o forse il dovere?) di fare i medici, e soprattutto il diritto ai pazienti di essere curati. I pazienti sono cittadini di uno stato (ex) democratico che ha già nei suoi tempi migliori, ormai tramontati, ha violato le regole di libertà personale con una tassazione eccessiva. Una delle libertà personali è godere del proprio denaro e amministrarlo secondo la propria volontà. Lo stato Italiano sottrae ai cittadini cifre spropositate, in cambio dà una pensione che forse non si prenderà mai e di cure sanitare “gratis”: Gratis un accidente, sono state già pagate con prelievi fiscali folli. In questa maniera però il cittadino ha sempre l’impressione che gli stiano facendo un favore, ma, soprattutto, i medici di famiglia sono proprietà dello Stato, o, se definirli così vi sembra un po’ forte, possiamo serenamente descrivere le come impiegati statali, impiegati che, come ogni impiegato il mondo, seguono le istruzioni di chi paga il loro stipendio. Lo spiego in parole molto povere. Sarà squallido, ma inevitabile, che ogni professionista tende a fare l’interesse di colui che lo paga. Ho abitato quattro anni in Svizzera. A fronte di una tassazione enormemente inferiore a quella italiana, non avevamo il diritto alla sanità gratuita. In cambio non eravamo stati spolpati, dato che i soldi li avevano lasciati in mano a noi, perché la Svizzera dà per scontato che i suoi cittadini siano maggiorenni, non minorati mentali cui bisogna sottrarre il denaro per pagare assicurazione malattie, perché da soli non sono capaci. Mi fermo anche a considerare che in Italia io non posso rifiutare il Sistema Sanitario Nazionale, non posso non pagare le tasse, perché altrimenti mi arrivano a casa i finanzieri, che sono uomini armati. Il denaro per pagare quindi un carrozzone indecente che ha lasciato la gente a casa a morire con tachipirina e vigile attesa (mi assumo la responsabilità di ogni singola sillaba di questa affermazione) mi è stato sottratto con la forza. Torniamo alla Svizzera. Quando avevo bisogno del pediatra per mio figlio andavo dal pediatra che avevo scelto io e che mi piaceva perché era capace, cortese, e si era anche preso il disturbo di avere una sala d’aspetto divertente e colorata, e lo pagavo con i soldi miei. Lui faceva una ricevuta con la quale ottenevo il rimborso dell’assicurazione. Ero io che pagavo il medico. Era chiaro al medico che doveva fare il mio interesse, nel caso quello del mio bambino.
I medici italiani sono impiegati statali pagati dallo Stato. Fanno l’interesse dello Stato, altrimenti si trovano senza stipendio e corrono anche il rischio di trovarsi espulsi dai sempre più problematici Ordini dei Medici, carrozzoni burocratici e politicizzati che in tutta la cosiddetta pandemia sono riusciti a dare il peggio di sé, rinnegando completamente i due scopi per cui sono nati: proteggere i pazienti e proteggere i veri medici che curano i pazienti. Hanno rinnegato le più elementari norme che tutelano la libertà: la libertà di cura, e la banale libertà di non volere che nel proprio corpo venga iniettata una medicina che non si vuole. Vorrei approfittare di questa tribuna per manifestare la mia totale disistima agli Ordini dei Medici e chiedo a tutti medici che, come me, se lo possono permettere, quelli che non devono mantenere una famiglia, quelli che hanno altri introiti, di uscire degli ordini medici. Dobbiamo fare sciopero. Non continuiamo a finanziare questi carrozzoni.
Il Tar del Lazio aveva affermato il diritto dei medici per i pazienti positivi al coronavirus di «prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza» senza necessariamente attenersi ai protocolli Aifa che prevedono che le cure domiciliari si basino sulla somministrazione di paracetamolo e vigile attesa. Il Senato, in modo quasi unanime (212 a favore, 2 astenuti, 2 contrari), ha chiesto al governo di approvare un protocollo unico nazionale per regolamentare e ampliare le cure domiciliari contro il Covid-19, grazie anche a audizioni parlamentari di medici, al quotidiano la Verità e a poche ma incisive trasmissioni televisive ( Fuori dal coro, Diritto e rovescio) che hanno affrontato il problema.
Il ricorso al Tar era stato presentato dal Comitato Cure Domiciliari Covid-19, valorosa l’associazione di medici, che come altre associazioni, per esempio Ippocrate, e innumerevoli medici sfusi ( Amici, Gulisano, Citro, De Mari eccetera), curano i pazienti guarendoli a casa senza intasare gli ospedali, con farmaci di poco costo. Il comitato ha affermato in una nota che si tratta di un ricorso che «lascia senza parole», e sottolinea come il ricorso neghi la base della medicina : « la libertà dei medici di fare riferimento alla propria esperienza e formazione per curare i pazienti in scienza e coscienza, con libertà prescrittiva dei farmaci ritenuti più efficaci e la necessità di agire tempestivamente, ovvero entro le prime 72 ore» il protocollo Aifa è basato su somministrazione di un pessimo antipiretico privo di attività antinfiammatoria che deprime il glutatione , il Paracetamolo, e della cosiddetta vigile attesa, che vuoi dire non dare cure fino a quando la misurazione dell’ossigeno mediante un apparecchietto che si mette sul dito (pulsometro), non ne segnala un abbassamento nel sangue, vale a dire fino a quando non c’è un danno polmonare sorvolando sul particolare che solo una piccola parte delle persone che ha tosse e febbre ha il coronavirus, la maggioranza ha una polmonite batterica, quindi l’idea di non somministrare antibiotico fino a quando non c’è un abbassamento dell’ossigeno, cioè un danno polmonare, è assolutamente sbagliata. Il Comitato ha chiesto al ministro Speranza di fornire al più presto delucidazioni in merito al ricorso, ricordando che ormai sono innumerevoli le persone in Italia e all’estero curate con quello che in Italia è chiamato il protocollo del professor Cavanna, con spettacolari risultati.
Il ministro della salute, dizione ogni giorno sempre più orwelliana, non si è preso il disturbo di rispondere all’associazione dei medici di Medicina Domiciliare, un gruppo di medici che curano gratuitamente i pazienti a casa con ottimi risultati, non deve essergli sembrato un interlocutore degno della sua attenzione. Ci chiediamo quali accidenti siano gli interlocutori degli della sua attenzione, e dell’attenzione dei circuiti televisivi anche. Il dottor Gulisano, uno dei medici che guariscono il covid a casa avrebbe dovuto essere presente da Floris su La 7 martedì 20, dato che il ricorso approvato dal Tar sta spingendo tutti verso l’idea di curare a casa. La troupe per riprenderlo era già a casa sua, quando tutto è stato annullato. Qualche malalingua ha ipotizzato che forse già serpeggiava la notizia che il ricorso dell’Orwelliano ministro della Salute sarebbe stato accettato, come in effetti è successo due giorni dopo. È un’affermazione grave che lascia ombre sull’imparzialità degli organi decisionali della nazione e che noi ricusiamo assolutamente. La riportiamo per puro dovere di cronaca.
Mentre ci domandano dove trovare i dati che ci spieghino quanti morti hanno avuto Svizzera e Austria per la loro temeraria imprudenza di lasciare aperti gli impianti di risalita, siamo di nuovo immersi in tachipirina e vigile attesa.
Ma noi non molliamo. Noi continueremo la nostra battaglia. Noi che abbiamo curato continueremo curare. Noi siamo medici e continueremo essere medici. Ippocrateorg, terapia dominciliare, Amici, Citro, Gulisano, io e innumerevoli altri continuiamo a curare. E ad aspettare il momento in cui Ippocrate tornerà a essere Ippocrate. Che i medici tornino a curare. Che gli ordini dei medici tornino a proteggere il diritto dei medici di curare e il diritto dei pazienti a essere curati. Che i ministri della salute tornino a proteggerla.
Nel suo ridicolo libro Come guariremo, c’è l’affermazione che la “pandemia” è una magnifica occasione per attuare i “valori del socialismo”: più miseria per tutti e tutti di proprietà dello stato, ma non c’è solo questo.
I cosiddetti vaccini covid sono tutti terapie sperimentali. possono essere somministrati solo se non esistono cure alternative.
Due più due fa …? Quattro!
(Silvana De Mari Community)
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Da qualche settimana non si leggono più notizie di effetti collaterali, né tantomeno di decessi. I vaccini – che sono sempre gli stessi da gennaio – hanno smesso di provocare eventi avversi, anche se nei reparti di Pronto Soccorso degli Ospedali le persone che si presentano con sintomatologie vascolari o neurologiche a pochi giorni di distanza dalla somministrazione di una dose di vaccino sono sempre numerosi. Per sapere la vera entità del fenomeno, tuttavia, bisognerà aspettare il prossimo rapporto aggiornato dell’Aifa, al netto di una realtà che resta comunque sottostimata e sotto segnalata.
Ma c’è un altro fenomeno che sta emergendo anche su una stampa sempre molto silenziata: quello delle persone contagiate e positive pur essendo state vaccinate. L’allarme viene dall’Associazione Nursing Up, lo storico sindacato italiano della categoria infermieristica, fondato nel 1997 da un gruppo di infermieri per difendere gli infermieri stessi. E’ un sindacato autonomo, rappresentativo della categoria, indipendente dalla politica di Governo e non vincolato a nessun partito politico né si ispira ad ideologia alcuna.
Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, ha reso pubblica la sua preoccupazione per il costante aumento di operatori sanitari contagiati. In particolare si segnala la situazione dell’ospedale di Taormina, dove lo scorso 2 maggio è divampato un focolaio di Covid nel reparto di Cardiologia. Colpa di qualche infermiere “No Vax”? Assolutamente no. Medici e infermieri dell’ospedale sono tutti già regolarmente vaccinati con due dosi. Inutile quindi cercare facili capri espiatori. De Palma sottolinea che da settimane la sua associazione sta ricevendo da tutta Italia segnalazioni di operatori sanitari colpiti da Covid pur essendo stati vaccinati, nella quasi totalità dei casi con vaccini Pfizer.
Le dichiarazioni del Presidente di Nursing Up sono molto interessanti: “Le motivazioni dei contagi degli infermieri già vaccinati non possono essere semplicemente legate alla già nota non totale efficacia dei farmaci”.
Una non totale efficacia che sarà anche nota agli operatori, ma che viene assolutamente negata a livello istituzionale. E ancora una volta non ci si può domandare quanto ci sia di propagandistico in questa campagna vaccinale, per la quale i vaccini continuano a rappresentare l’unica via di salvezza nei nei confronti dell’epidemia. Una campagna vaccinale di cui vengono vantate le cifre sempre più robuste di persone vaccinate.
Eppure, secondo alcune fonti, almeno il 20% di coloro che si stanno vaccinando lo fanno non perché credono nella bontà del farmaco, ma per paura di subire ritorsioni istituzionali, come perdere il lavoro, non poter circolare liberamente, non poter recarsi a trovare amici e parenti, dover restare confinati permanentemente. Da questo punto di vista il Green Pass di Draghi è sicuramente una potente arma per “convincere” coloro che ancora hanno dubbi sugli effetti dei vaccini per portarli ai centri di vaccinazione di massa, volenti o nolenti.
Uno strumento di pressione che non avrebbe ragione di essere, se i vaccini si rivelassero poco efficaci, come sta accedendo. Il vaccinato infatti potrebbe rappresentare una fonte di contagio. Lo confermano ancora le parole di De Palma, che chiede screening di misurazione del livello anticorpale sul personale sanitario per evitare l’esposizione al rischio contagio di quei colleghi già vaccinati, che operano nei reparti con pazienti fragili, e che “potrebbero involontariamente diventare veicolo di contagio essi stessi nel momento in cui si infettano anche se già sottoposti alla seconda dose”.
L’allarme sulla scarsa efficacia dei vaccini era già stata lanciato lo scorso gennaio: il professor Peter Doshi, associato presso l’Università of Maryland e ricercatore sui servizi sanitari, aveva dichiarato che l’efficacia reale dei vaccini a mRNA sarebbe tra il 19% e il 29%. Doshi aveva notato delle discrepanze nei dati forniti da Pfizer e Moderna, dati in qualche modo “forzati” (in particolare perché utilizzando “sospetti covid-19” e pazienti con covid-19 sintomatico che non erano confermati”). Il professor Doshi sottolineò opportunamente che la soglia di efficacia del vaccino perché possa ottenere l’autorizzazione dalle autorità di regolamentazione (l’Ema e le varie agenzie nazionali) è fissata al 50%.
Pfizer e Moderna dichiararono entrambe di aver raggiunto nelle loro sperimentazioni di fase II il 95% di efficacia. Nessuno ha ancora verificato questa tesi, ma i riscontri dagli ospedali sembrerebbero ridimensionare – e non di poco – questa asserzione. Sarebbe auspicabile, anche alla luce dei numerosi casi di operatori sanitari ammalatisi di Covid nonostante il vaccino, avviare una seria procedura di verifica, anche per non dare alla popolazione generale delle illusioni sugli effetti reali dei vaccini.
(Paolo Gulisano)
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