La UE sempre più debole
Chi osava parlare, in passato, della fragilità dell’attuale governo francese veniva zittito dai soliti “giornaloni”, difensori a oltranza di politici bolliti, ma adesso sarà difficile continuare a sostenere un personaggio palesemente sopravvalutato come Emmanuel Macron.
Il fatto è che – piaccia o meno – l’attuale presidente francese non è l’espressione della volontà del popolo francese, ma piuttosto dell’élite finanziaria che lo ha voluto per mantenere la propria posizione di potere.
Macron, definito anche il “galletto francese”, ha cercato di recitare la parte dell’uomo forte (vedi foto con i guanti da boxeur), capace di affrontare i problemi e darvi risposte, ma i risultati della sua azione politica sono stati molto al di sotto dei grandi proclami del novello Napoleone che vorrebbe sfidare Putin.
I paesi africani, ex colonie francesi, lo hanno bocciato, la sua ostilità nei confronti dell’Italia (e soprattutto delle sue aziende) non ha avvantaggiato l’economia francese, ma soltanto indebolito la coesione tra paesi UE e, via di questo passo, si potrebbe continuare, ma concludiamo dicendo che, in definitiva, Macron non ne ha azzeccata una.
Ormai, giunto alla fine della sua parabola politica, gli toccherà fare le scelte più convenienti per un paese spaccato da profonde divisioni interne, con un grosso deficit e una bassa credibilità internazionale, ma sarà in grado?
Finora ha goduto di protezioni in alto loco, ma non è scontato che, difronte a un simile scenario, riesca ancora a mantenerle.
Lydia Gaziano Scargiali








