possono ridurre malattie cardiovascolari e metaboliche
Cambiamenti combinati e facilmente sostenibili dello stile di vita possono ridurre sia l’infarto che ictus e lo scompenso cardiaco.
E’ il risultato di uno studio pubblicato il 24 marzo 2026 sull’European Journal of Preventive Cardiology. condotto dal Dr. Nicholas Koemel, ricercatore presso l’Università di Sydney.
Lo studio ha seguito più di 53,000 adulti, inseriti nel data base Biobank del Regno Unito, per un periodo di 8 anni ed ha evidenziato che fare modesti cambiamenti in tre nostri semplici stili di vita può portare a significativi risultati che portano a ridurre del 10% la possibilità di eventi cardiovascolari.
Piccoli e combinati miglioramenti del sonno, della dieta e dell’attività fisica possono ridurre significativamente tutti i maggiori eventi cardiovascolari rispetto a difficili e spesso inefficaci tentativi nel ridurre un singolo alterato fattore di rischio.
Quali piccoli cambiamenti combinati?
- Dormire 11 minuti in più del solito;
- fare 4 minuti e mezzo di esercizio da moderato a vigoroso;
- assumere un addizionale quarto di tazza di vegetali al giorno.
Un comportamento ottimale, ma impegnativo potrebbe invece ridurre del 57% il rischio cardiovascolare nei soggetti con basso profilo di rischio.
Occorrerebbe, sempre secondo lo studio, il seguente mix:
- 8-9 ore di sonno per notte,
- 42 minuti o più di attività fisica al giorno,
- una dieta con un modesto score qualitativo https://www.dietquality.org/calculator
Ricordiamo che, tra le più comuni diete, quelle riconosciute con un buon valore nutrizionale sono le seguenti:
- Dieta Mediterranea: riconosciuta come la migliore dieta globale, è associata ad una riduzione del rischio di malattie cardiache, diabete di tipo 2 e cancro;
- Dieta DASH: si concentra su alimenti freschi e non trasformati, come frutta, verdura, cereali integrali e pesce indicata per l’ipertensione arteriosa e le malattie cardiovascolari;
- Dieta Flexitariana: un modello alimentare flessibile e vegetariano, che consente un consumo moderato e occasionale di carne, pesce e derivati animali;
- Dieta MIND: si concentra su alimenti benefici per la salute cerebrale, come verdure a foglia verde e pesce.
Possibili conseguenze dello studio e ruolo di società civile e media
In una società sempre più medicalizzata la prevenzione cede il passo sempre più spesso ai farmaci e, quando praticata, viene spesso eseguita con farmaci.
Questo anche se, a dire il vero, sia le linee guida che i cosiddetti “bugiardini” prescrivono sempre prima dell’assunzione dei farmaci un cambiamento dello stile di vita, che, sistematicamente, non è rispettato.
E’ la nostra società, quella dei consumi e dei risultati con poco o niente sforzo, che ci porta ad agire in questo modo.
La prevenzione, del resto, anche da parte degli operatori sanitari comporterebbe impegno, competenza e costanza che spesso mancano o non vengono perseguiti.
Conseguenza? Farmaci per il diabete, la pressione alta, l’infarto, l’obesità.
Non che non andrebbero assunti, ma se assunti insieme ad un cambiamento dello stile di vita sarebbero di meno, più efficaci e darebbero meno effetti collaterali.
Il problema certamente si pone per le casse dello Stato e le tasche dei cittadini sempre più vuote, ma certamente non per chi produce farmaci di qualsiasi natura.
Integratori alimentari in primis, sempre più richiesti.
A titolo di cronaca ricordiamo che la spesa per gli integratori, in Italia, ha raggiunto un fatturato di oltre 5 miliardi di euro nel 2025.
La spesa farmaceutica globale in Italia ha raggiunto 18,42 miliardi di euro nel 2025 ed è caratterizzata da un consumo medio giornaliero di circa 1,9 dosi per abitante.
La spesa per farmaci cardiovascolari e metabolici è poi, in particolare, un segmento chiave, con una quota del 20,54% nel 2025. La politerapia cronica è un altro aspetto importante, con un aumento dell’11% delle segnalazioni di eventi avversi.
Un solo esempio:
è stata messa in commercio da alcuni anni una nuova classe di farmaci, prevalentemente per via iniettiva, molto efficace sul diabete mellito; sono gli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV (es: sitagliptin, saxagliptin, vildagliptin, alogliptin e linagliptin) il cui effetto era in parte legato alla riduzione della fame e, conseguentemente, del peso corporeo.
Divulgata la notizia dai media, spesso con titoli sensazionalistici, quel tipo di farmaco è divenuto quasi introvabile poiché acquistato in grande quantità, nonostante il costo, per dimagrire senza particolari condizionamenti alimentari.
Risultato: molti pazienti diabetici per un lungo periodo non ne hanno potuto fruire.
Adesso pare che, con piccoli e competenti cambiamenti, potrebbe essere divenuta accessibile una vera prevenzione.
Sta alle istituzioni pubbliche, alle famiglie ed agli operatori sanitari diffondere e far adottare il messaggio.
di Guido Francesco Guida








