Vittoria storica delle imprese

sul Comune di Palermo

Il Cga annulla il “Regolamento antievasione” della giunta Orlando

Svolta per imprese e licenze, decisivo il lavoro dello Studio Legalit

Chi gira per le vie di Palermo, oggi ben presto finirà per imbattersi in saracinesche abbassate, in strade tristi e abbandonate, in piazzette sporche e inospitali: là dove un tempo le voci e l’allegria riempivano gli spazi, a dominare è solo uno strano silenzio che parla di incuria e solitudine.

Sì, ma quale la causa? Le vie deserte, le piazze silenziose, i quartieri abbandonati non sono comparsi dal nulla, ma risultano piuttosto l’effetto di tanti errori commessi nel tempo da chi non vi ha voluto porre rimedio, anzi, forse, ne ha persino accelerato la rovina. Ed ora noi, difronte a un quadro così desolante, ci poniamo la domanda se riteniamo che le amministrazioni pubbliche, in tutto ciò, un ruolo lo abbiano avuto oppure no.

Se amministrare una grande città come Palermo non è certo un compito facile, va pure osservato che una politica, che fosse attenta alle conseguenze delle proprie scelte, dovrebbe tener conto di vari fattori e non puntare semplicemente a far cassa con l’adozione di ricette di facile applicazione, ma, foriere, poi, di ricadute nefaste.

Spesso, da parte di molti, si tende ad addebitare la maggior parte delle colpe riguardanti il degrado delle città ai comportamenti scorretti dei cittadini, il che, però, ha il limite di finire per assolvere da qualunque mancanza le amministrazioni pubbliche.   

Oggi, però, durante una conferenza negli uffici di Confimprese, abbiamo assistito a un evento che sembra proprio andare in direzione contraria.

Con una pronuncia destinata a lasciare il segno nel panorama economico e amministrativo di Palermo il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha, infatti, annullato il cosiddetto “Regolamento antievasione” adottato durante la giunta Orlando. Un risultato di grande rilievo, ottenuto dallo Studio Legalit, nelle persone degli avvocati Giovanni Puntarello (partner) e Riccardo Costa (associate).

Il regolamento comunale, adottato sulla base dell’articolo 15-ter del Decreto Crescita (Dl 34/2019), aveva introdotto un meccanismo particolarmente incisivo: in presenza di presunte irregolarità tributarie anche superiori ad appena mille euro, le imprese venivano prima sospese e poi private definitivamente delle proprie licenze.

In concreto, tale sistema ha determinato:

la sospensione di numerose attività economiche, la revoca di molte licenze e un impatto estremamente negativo sul tessuto produttivo della città. Ciò che è più grave è che tali misure venivano spesso applicate anche in presenza di debiti contestati, in corso di rateizzazione o addirittura già estinti. 

Le ragioni dell’annullamento

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha ritenuto illegittimo il regolamento, affermando principi chiari. 

Il Decreto Crescita adottato da Renzi, sulla scorta del quale l’ex sindaco aveva approvato il regolamento antievasione, consente solo di non concedere nuove licenze, ma non può determinare la sospensione o revoca di attività già autorizzate

Ha determinato, inoltre, la violazione del principio di irretroattività delle norme regolamentari; l’introduzione di sanzioni atipiche e sproporzionate, lesive della libertà d’impresa; il difetto di istruttoria, con mancata considerazione di pagamenti effettuati o situazioni in via di regolarizzazione.

IL CGA ha inoltre chiarito che i regolamenti comunali non possono trasformarsi in strumenti di pressione indiretta assimilabili a logiche di “solve et repete”, incompatibili con i principi dell’ordinamento.

La pronuncia ha prodotto effetti immediati e rilevantissimi: cadono sospensioni e revoche e il regolamento viene annullato.  

Tra i casi più significativi quello di un’impresa alberghiera palermitana assistita dallo Studio Legalit (La Serenissima) che aveva subito prima la sospensione e poi la cessazione dell’attività: provvedimenti oggi definitivamente annullati. 

Il risultato ottenuto dagli avvocati Giovanni Puntarello e Riccardo Costa consente ora a numerose imprese di tornare operative. Si tratta di una decisione che elimina un meccanismo che aveva paralizzato interi settori; restituisce certezza giuridica agli operatori economici; contribuisce a rilanciare il tessuto produttivo palermitano.

Verso le azioni risarcitorie

L’impresa alberghiera difesa dallo Studio Legalit ha già annunciato un’azione di risarcimento danni nei confronti del Comune di Palermo per il periodo di chiusura forzata, con possibili ricadute anche per altri operatori economici colpiti da analoghi provvedimenti. Il Comune è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di lite, sancendo la piena soccombenza dell’amministrazione.

Il commento dell’avvocato Giovanni Puntarello

Secondo l’avvocato Giovanni Puntarello, “è stata messa la parola fine ad una brutta pagina di storia amministrativa del comune di Palermo: l’amministrazione comunale non può pensare di incrementare le entrate tributarie impedendo a commercianti e imprenditori di continuare a lavorare, poiché l’effetto del regolamento annullato ha finito per essere diametralmente opposto a quello che si prefiggeva di perseguire”.

L’apprezzamento di Confimprese Palermo

In relazione alla vicenda, anche Confimprese Palermo ha espresso in modo significativo il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dallo Studio Legalit nell’interesse di un’impresa associata. L’associazione ha evidenziato come “la pronuncia confermi le criticità già segnalate sul regolamento, in particolare sotto il profilo della sproporzione delle misure e della necessità di garantire strumenti di regolarizzazione più equi e sostenibili per le imprese”. Una sentenza che segna un punto fermo: la lotta all’evasione non può tradursi in strumenti illegittimi e penalizzanti per l’economia reale. In sintesi, l’associazione sottolinea che “non è in discussione la lotta all’evasione fiscale, ma la necessità che essa avvenga attraverso strumenti proporzionati e ragionevoli”. 

Secondo Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo, “un punto inconciliabile con il sistema delineato dall’ex sindaco Orlando riguarda la rateizzazione dei debiti: il sistema comunale appare più rigido rispetto a quello dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, soprattutto per la richiesta di fideiussioni, ritenuta irragionevole, anche per l’elevato costo per imprese già in difficoltà”.

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