Fratelli d’Italia si mobilita per la festa annuale del partito. Molte presenze importanti, anche da parte di avversari politici, ma dietro le luci anche qualche ombra


Fratelli d’Italia, dopo la vittoria alle nazionali di tre anni fa, si ritrova ancora una volta, come per tradizione, all’appuntamento natalizio di Atreju, ma – va detto – non sono stati anni facili, né sul fonte interno né su quello esterno. Tra buchi di bilancio da colmare, guerre infinite ai confini europei e divergenze all’interno della coalizione, l’avere raggiunto questo traguardo mantenendo i consensi iniziali è già tanto.
Vediamo di fare un quadro della situazione, iniziando da quei traguardi positivi che ci sembrano essere stati raggiunti come la riforma della giustizia, ancora non completata, ma sulla buona strada: “da troppi anni, infatti, assistiamo a troppi processi che di giusto hanno veramente poco e la stragrande maggioranza del popolo italiano ha avuto modo di accorgersene”. Risulta, poi, apprezzabile la nuova autorevolezza dell’Italia in ambito internazionale, anche se ottenuta con prese di posizioni non sempre lineari, come pure il Piano Mattei che potrebbe dare nuovo slancio all’economia italiana.
Su altri fronti, però, i risultati ci appaiono modesti: una Riforma della Scuola degna di questo nome non si è vista, la Sanità langue sacrificata da altre priorità, soprattutto dovute alle spese per la guerra in Ucraina, né si sono riformati in modo adeguato il fisco o la burocrazia, altri due spaventosi mostri che attanagliano questo Paese. Non vorremmo allinearci alle proteste della sinistra, sempre esagerate e soprattutto prive di concretezza, ma dobbiamo riconoscere che siamo ben lontani dalle promesse elettorali iniziali.
Il prossimo appuntamento elettorale si avvicina sempre più e se il centrodestra, nel 2027, vorrà bissare il successo del 2022 dovrà stare ben attento a non comprimere ancora di più le esigue risorse degli italiani, evitando, soprattutto di chiedere altri soldi per finanziare esose spese militari.

Il cosiddetto “Palazzaccio”








