La passione e la morte di Gesù suscitano da sempre stupore e scandalo, ma cerchiamo di capire
Gesù né in vita né in morte, ha nulla in comune con “l’eroe” così come tradizionalmente inteso dall’umano senso comune.
Durante la vita, tiene testa ai sapienti, guida le folle, compie miracoli, ma poi rifiuta un ruolo da condottiero, non solo, ma con l’enorme potere che ha si lascia giudicare e condannare a morte, un’assurdità, qualcosa di umanamente inaccettabile.
Se un eroe, osannato dal popolo, viene sconfitto in battaglia e arrestato dai nemici, il fatto è perfettamente accettato e comprensibile: è stato il “destino” a sconfiggerlo e non la mancanza di coraggio, ma se, invece, rifiuta lo scontro pur sapendo di avere un grande seguito tra il suo popolo come spiegarlo?
La logica di Gesù, infatti, non è una logica umana, ma divina.
Una eventuale vittoria degli Ebrei contro i Romani a che cosa sarebbe servita, forse a cambiare la condizione umana, a migliorare i rapporti tra le persone, a rendere il mondo migliore?
Gesù ama il suo popolo tanto quanto gli altri popoli, non è il Dio di un solo popolo, ma di tutti i popoli della Terra. Le sue parole, nel Vangelo, sono chiare: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, “Ama i tuoi nemici”.
Come si fa ad amare i propri nemici? Già è difficile non odiarli, figuriamoci amarli!
Il mondo di oggi non è molto diverso da quello del tempo di Gesù: ancora odi, violenze, guerre…e chi parla di pace viene considerato uno stolto, chi può affermare che sia facile vivere in armonia con gli altri?
Ecco in questo i violenti un po’ di ragione ce l’hanno: che senso ha parlare di pace se questa che vediamo intorno a noi è la realtà del mondo?
La pace, però, anche se non è mai facile né scontata, nasce nel cuore degli uomini, bisogna volerla e impegnarsi personalmente affinché si realizzi.
In un certo senso anche i “pacifici” sono dei lottatori perché devono affrontare e superare quotidianamente prove non facili.
Quanta eroicità c’è, infatti, nelle tante persone qualunque che combattono, ogni giorno, la propria personale battaglia di sopravvivenza per loro o per le proprie famiglie?
Vogliamo pensare ai tanti no che ricevono, alle porte chiuse, all’indifferenza dei propri stessi familiari? Al dolore e alla solitudine che si prova quando non ci si sente accolti, non ci si sente capiti? Sofferenza persino superiore rispetto alle sconfitte, alle malattie, alle miserie della vita quotidiana.
Difronte alla tragicità della vita stessa che cosa ci può salvare, che cosa ci può consolare, dare forza nonostante tutto il male che ci circonda? Le consolazioni mondane sono misera cosa, bastano forse per un attimo, ma poi?
Ci affanniamo a cercare la ricchezza o a conservarla, ma se ci riusciamo poi siamo veramente felici? Di certo, il possesso di tanti beni materiali non può appagarci realmente se ci chiudiamo nell’egoismo se il nostro animo si inaridisce e ci concentriamo solo sull’accumulo.
La condanna e la morte di Gesù solo apparentemente sono una sconfitta. La sua resurrezione, infatti, dà un senso a ciò che è avvenuto e rende comprensibile ciò che prima non lo era.
Difronte a questa affermazione di sicuro gli scettici storceranno il naso, ma a dirlo sono i fatti: la morte di Gesù sconvolge gli apostoli, li distrugge moralmente, addirittura li annienta. Tutte le speranze sono finite, nel fidarsi di Gesù si sono ingannati, era un uomo come gli altri, ha perso, è stato sconfitto dal potere, ora si sentono profondamente soli, senza guida e senza protezione, abbandonati al nemico che potrà far di loro ciò che vorrà.
Infatti, come narrato negli Atti degli apostoli, la situazione dei seguaci di Gesù appare insostenibile: ricercati e perseguitati dovunque vadano, il loro destino sembra segnato.
Oggi nel mondo i cristiani sono più di due miliardi, il cristianesimo è la religione più seguita al mondo e, tra i cristiani, i cattolici sono il gruppo di gran lunga più numeroso.
Le persecuzioni continuano ovunque, ma la crescita del cristianesimo, silenziosa e costante, non si ferma: ciò che è solo umano muore e scompare per sempre, ciò che proviene da Dio no.
I potenti, oggi come allora, si illudono che arrestando, perseguitando e mettendo a tacere le coscienze riusciranno ad imporsi, ma le loro sono tutt’al più vittorie di Pirro, destinate a rivelarsi, prima o poi, per quel che sono.
Alla fine è solo l’Amore a vincere, l’odio è sempre perdente. Lydia Gaziano Scargiali








