Il recente episodio, di cui ha parlato la cronaca di questi giorni, dell’insegnante che ha colpito un alunno – pare – con un pugno, deve farci riflettere.
Se alunni di scuola superiore si comportano come sembra sia accaduto in questo caso, cioè interrompendo la lezione, beffeggiando il docente, non solo, ma filmando pure l’intera scena col telefonino per fare ridere i compagni, dobbiamo ammettere che l’istituzione scolastica, come tale, è finita.
La scuola è il luogo dove si cresce, si impara, ci si educa, se scade a questo livello l’istituzione scolastica non esiste più. Non possiamo e non dobbiamo tollerare che questi fatti si ripetano, con gravi rischi per tutti. Le responsabilità, poi, oltre che degli alunni, sono pure dei dirigenti scolastici e del Ministero della Pubblica Istruzione. Soprattutto tocca, infatti, a chi dirige evitare che le aule e gli edifici scolastici si trasformino in luoghi dove imperano vandalismo e maleducazione. L’insegnante da solo non può fare molto, e in certi casi è anche sotto stress. Occorre che tutto il sistema funzioni e, allo stato attuale, c’è troppo buonismo nei confronti degli alunni che si comportano male. Non la si chiami comprensione, perché si tratta, invece, di debolezza e, come diceva il grande Leonardo da Vinci “chi non punisce il male comanda che si faccia”. Gli alunni, infatti, ben sapendo che non saranno puniti, fanno quel che gli pare e intanto mortificano docenti spesso preparati e capaci, impediscono di studiare a chi lo vorrebbe, danneggiano gli ambienti scolastici. Dopo tanti anni sarebbe ora che la musica cambiasse, ma le punizioni dovrebbero essere esemplari e i docenti molto più tutelati.
(LGS)







