Non mi sono bastati due anni di studio per capire lo stravolgimento economico e sociale che sta pervadendo Italia. Ormai non c’è più nulla di sicuro, dalla Giustizia alla sicurezza personale, dalla crescita dei prezzi degli alimentari, delle tasse e delle tariffe pubbliche.
Eppure non c’è inflazione perché l’eurosystem per definizione dovrebbe garantire la stabilità dei prezzi nell’intera UE!
Adesso i politici e gli economisti se la prendono ora con la moneta euro, ora con altro, con una “congiuntura internazionale” o, per far di peggio, con la crisi USA/Cina (anche se proprio ieri – 1 febbraio 2019 – Trump ha dichiarato un tasso di disoccupazione del 5%).
Tutto irreale, frutto di una immaginabile probabile carenza di cultura economica da parte degli addetti ai lavori.
Usciti di scena i nostri big di un tempo e che oggi rimpiangiamo, parlo di Andreotti, Moro, Berlinguer, Craxi e i molti altri che nel bene e nel male portarono l’Italia ad essere la 5a potenza industriale nel mondo, ci siamo ritrovati con un asset di evidente povertà culturale in termini di economia, curante solo di dimostrare di essere paladini dell’onestà e di rispettare gli impegni elettorali, costi quel che costi…
A mio avviso la rinnovata moralità dei politici va eccezionalmente bene ma ciò non significa che la “purezza” d’animo debba necessariamente uccidere lo sviluppo economico dell’Italia, adoperandosi in costosissime scelte che probabilmente si mostreranno del tutto superflue se non peggiorative!
Non di meno il sistema legislativo italiano è stato imbavagliato, disarmato, reso passivo nel nome dei “diritti umani” e dei “diritti civili” causando una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della Giustizia: alla fine si scopre che “essere italiano e onesto” talvolta è penalizzante e lo si scopre proprio osservando le numerose Aziende “vere” in via di chiusura, nell’enorme numero di disoccupati che abbiamo, nell’incontestabile permanente mancanza di lavoro e dall’esosità di uno Stato sempre più ingordo di tasse.
Il Governo promette che il cosiddetto Reddito di Cittadinanza promuoverà la “ripresa economica nazionale”, può essere, anzi, lo spero ma se nel contempo blocca l’espansione industriale che vi sarebbe, ad esempio, con lo sviluppo della rete trans-europea, cos’è che potrà “riprendere”?
Forse ricostruendo ponti e metropolitane, oppure facendo spendere 200 – 300 euro in più alle famiglie più bisognose le quali probabilmente continueranno ad acquistare laddove costa meno (ovvero nei negozietti gestiti da stranieri)?
Oppure risparmiando sulle spese dello Stato?
Insomma, le nuove proposte economiche sembrerebbero più un rimescolamento di carte senza aggiungere nulla di nuovo!
Eppure lo si studia fin dai primi anni di Economia che lo “immobilismo creativo” e la mancanza di investimenti realmente produttivi è il più grave danno degenerativo che può condannare una Impresa industriale, la quale finirà con un fallimento.
Sotto taluni aspetti, uno Stato è molto simile ad una Impresa industriale, ovvero, deve investire l’incasso riveniente da tasse nel benessere e nel progresso socio-economico dei cittadini MA, come sappiamo, se tale incasso non produce un valore aggiunto anno dopo anno (la cosiddetta “crescita”), lo Stato dovrà compensare con un inevitabile aumento delle tasse!
L’incremento di produttività di una qualsiasi azienda si ottiene investendo in ammodernamento dei mezzi di produzione (maggiore produzione e migliore qualità), nell’aumento e nella specializzazione delle maestranze, nell’individuazione di nuove produzioni e di nuovi mercati.
Ad esempio, con la TAV si avrebbe un accesso “veloce” ai ricchi mercati del nord Europa ed è innegabile che completare al più presto tale linea di scambio, tornerebbe piuttosto utile e vantaggioso, più che intervenire con un opinabile costoso investimento molto frammentato e dall’esito poco prevedibile.
Un’ultima piccola nota: sembrerebbe che “…se dopo 18 mesi non lavori, il RdC ti verrà tolto perché avresti dovuto collaborare anche tu nella ricerca del tuo lavoro…” ma l’abbiamo scoperto già da tempo che il lavoro manca e per il singolo cittadino è difficile inventarsi un lavoro se non ha capitali da investire, d’altronde se viene proposto un lavoro a 250 km di distanza dall’abitazione (oppure, ovunque in Italia), o farà il pendolare, o – specie se ha famiglia – probabilmente dovrà cambiare casa…
Lorenzo Romano
(Corrispondenza Da Roma)








