Piccoli Comuni:

non più realtà marginali ma motori di sviluppo

Aree interne e piccoli comuni

Anci Sicilia lancia l’allarme:

“Il sistema è imploso: servono risorse, personale e una nuova stagione normativa”

La vicenda dei Comuni italiani appare piuttosto singolare: questi, infatti, una volta considerati un volano importante dell’economia del paese, sono diventati, negli anni recenti, realtà periferiche e marginali. Tale cambiamento di prospettiva non sembra, però, avere avuto origine tanto da una ridotta capacità di crescita sopravvenuta nei piccoli Comuni, quamto, piuttosto, da una sorta di miopia da parte del mondo della politica che non ne ha sostenuto le potenzialità.

Per fortuna, però, si sta, ormai, cominciando a capirne l’importanza in termini non solo economici, ma anche per i benefici che possono provenire dalla cura del territorio, dalla ecosostenibilità, dalla conservazione del patrimonio storico e paesaggistico di tanti piccoli centri.

“I piccoli Comuni non possono più essere trattati come la periferia marginale del Paese, ma devono diventare il motore al centro di una nuova strategia di rinascita economica e sociale.” È questo il forte appello che Anci Sicilia ha lanciato, durante un incontro molto partecipato nella sala Pio La Torre, all’Ars, per chiedere un deciso cambio di rotta ai governi regionale e nazionale, per fermare la desertificazione demografica e la carenza cronica di servizi che stanno svuotando i territori dell’Isola.

Per la Sicilia – vogliamo chiederci – quale realtà demografica e sociale i piccoli Comuni rappresentano? Secondo gli ultimi dati Istat elaborati da Anci, nell’Isola sono 210 i Comuni, che hanno meno di cinquemila abitanti: un tessuto fondamentale della regione, presidio istituzionale e di tutela del territorio, custodi di biodiversità, paesaggi, cultura e tradizioni. 

Secondo Anci Sicilia molti problemi sono sorti perché gli enti locali operano ancora sulla base di una normativa eccessivamente complessa e anacronistica, un quadro vecchio che si scontra con una realtà locale fatta di piante organiche ridotte all’osso, dissesti finanziari e continui piani di riequilibrio. Servirebbe, invece, una normativa in grado di semplificare i procedimenti amministrativi dei piccoli Comuni.

Numerosa la partecipazione di sindaci, amministratori ed esperti. Per superare l’attuale congiuntura, l’Associazione propone di ridisegnare la mappa territoriale superando la logica dei piccoli centri isolati (dai 500 ai 1500 abitanti). Accantonando la vecchia idea di fusioni fredde e burocratiche, si pensa, invece, a formare Unioni di Comuni capaci di gestire insieme uffici tecnici, amministrativi, asili nido, scuole e trasporti.

“Dobbiamo smetterla di lottare semplicemente per difendere l’esistente – ha detto il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta – e iniziare a strutturare un vero piano strategico per il ripopolamento. Come si può chiedere a una famiglia di restare o di trasferirsi in un piccolo Comune se mancano i servizi sanitari, se la pubblica istruzione è a rischio, se chiudono gli uffici postali e gli sportelli bancari? I Comuni erano il cuore pulsante dello Stato e della Regione, oggi sono ridotti alla marginalità più totale a causa di denatalità, migrazioni e una totale assenza di infrastrutture essenziali”.

Ad ampliare la riflessione sui rischi irreversibili legati a questi territori è stato il segretario generale di Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano: “Stiamo parlando di un patrimonio immenso che richiede una straordinaria attenzione istituzionale, che deve tradursi in interventi specifici, a partire dalla gestione del personale. Non è tollerabile restare ancorati a un sistema burocratico rigido che impedisce di assumere persino quelle pochissime figure professionali necessarie a erogare i servizi minimi. Non possiamo lasciare i nostri sindaci a mani nude, privati degli strumenti per dare risposte ai cittadini. Se non si interviene subito con incentivi concreti per mantenere vivi i presidi istituzionali, culturali, sociali ed economici, la qualità della vita crollerà definitivamente”. 

A supportare le proposte dei Comuni dell’Isola sono anche i dati nazionali della Consulta piccoli comuni di Anci, rappresentata dal coordinatore nazionale Alessandro Santoni, che ha ricordato come queste realtà costituiscano circa il 70% dei comuni italiani. Attraverso l’agenda nazionale “Controesodo”, l’associazione ha sottolineato come una visione di sistema sia necessaria per affrontare insieme alle istituzioni nazionali e regionali, azioni volte alla necessità di risorse stabili, valorizzazione del personale in servizio presso gli enti locali, politiche abitative rigenerative. Aspetti questi che richiedono azioni strutturali capaci di unire l’Italia dal Nord al Sud. 

“Le problematiche fondamentali sono le stesse a ogni latitudine – conclude Santoni – Sono cinque i punti del manifesto di Anci – ha spiegato Santoni – Lo sblocco dei contributi per le piccole e medie opere contro il dissesto idrogeologico e l’isolamento; più personale e quindi stabilizzazione dei lavoratori del Pnrr, deroghe per assumere tecnici e assistenti sociali e un pool flessibile di segretari comunali; aiuti per i bilanci in crisi e infine, una burocrazia snella”.

A portare i saluti istituzionali sono stati Maurizio Zingales, sindaco di Mirto e presidente del coordinamento dei piccoli Comuni di Anci Sicilia, Antonio Rini, assessore alla Cultura del Comune di Palermo e l’assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica, Francesca Garigliano. A moderare uno dei panel il segretario generale della Città metropolitana di Palermo, Francesco Fragale.  

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