Per avere un’idea di che cosa sia un “porto per containers” come quello che si vorrebbe realizzare a Romagnolo diamo un’occhiata al Porto di Tangeri, in Marocco, forse oggi il maggiore del Mediterraneo. Certo Tangeri ha dietro di sé l’Africa, ma –come fa Malta – lavora anche per l’Europa, specie per la Francia ed è in contatto con Genova. Il trait d’union è rappresentato dal transshipment, il trasbordo da navi maggiori a navi fi minor stazza interessate al cabotaggio verso i porti di sbarco finali…

La sola realtà in Sicilia prossima ad adeguarsi ad un lavoro del genere è Augusta, prediletta dalla natura che vi ha creato il “porto naturale più grande di tutta Europa” con un fondale minimo di 16 mt e un’ampiezza paragonabile a più di metà dell’intero golfo di Palermo. E’ notissimo che Augusta, che ospita da decenni il massimo tonnellaggio di navi in transito, abbia tutti i numeri per diventare, anche grazie alla posizione strategica” la “Porta d’Europa”…
Non per nulla, nello stesso immenso alveo portuale si trova un porto militare che è il più strategico della Nato, proiettato com’è verso l’Africa il Medioriente…
Il poco che l’Italia fa per sviluppare Augusta come porto commerciale e il paragone con porti mediterranei come lo stesso Algeri, Algesiras e Valencia, Malta o il Pireo (concesso ai cinesi), potrebbe e dovrebbe indurre l’Italia – dalle grandi tradizioni marinare e tutt’oggi con primati nella cantieristica e nell’armamento – a scrollarsi di dosso il brutto ruolo di…ultima della classe. Lo è per non essersi adeguata ai concetti moderni di porto commerciale. Genova ha perso da anni il vecchio vantaggio su Marsiglia e lo ha da poco perduto anche nei confronti di Nizza…
Ma torniamo a Tangeri in Marocco, ex terzo mondo…Se osserviamo a fondo quella realtà abbiamo anzitutto da imparare come (vedi anche Valencia) riesca a fare convivere containers, trasporto passeggeri, crociere, pesca e yachting. Ma ci riesce perché Tangeri, grazie alle grandissime aree disponibili ha creato una sorta di piccolo sistema portuale come “a grappolo”…
In Sicilia possiamo fare anche meglio per tanti motivi, senza dimenticare che non bisogna considerarla “un’Isola”, ma l’estremità dell’Europa: altro che Africa per qualche decennio ancora, ma lo sviluppo del Continente Nero, se nuocerà da un lato favorirà molto di più la Sicilia dall’altro. Inoltre, competere è possibile solo grazie al pieno impiego dei Sistemi portuali, cioè suddividendo su varie strutture lo sforzo di ospitare quel ventaglio di “arrivi” che le variegate vie del mare propongono.
Ecco che cosa sta avvenendo a Tangeri. Tre delle massime gru portuali prodotte al mondo sono state installate a marzo del 2018 nel porto di Tangeri, dove aprirà il prossimo anno un nuovo terminal, progettato per movimentare le mega – porta container lungo la rotta dello Stretto di Gibilterra
Tre delle più grandi gru portuali al mondo sono state installate a marzo 2018 nel porto di Tangeri, dove aprirà il prossimo anno un nuovo terminal, progettato per movimentare le mega porta – container lungo la rotta dello Stretto di Gibilterra. Ognuna di queste macchine dispone di un doppio carrello, pesa 2.500 tonnellate e misura 144 metri di altezza, potranno operare unità con capacità fino a 22 mila teu.
Ogni anno attraversano lo Stretto tra Europa e Africa più di 60 mila navi: il Medport di Tangeri, operato dal terminalista olandese Apm (gruppo Ap Moeller-Maersk), gestisce oltre 200 unità.
Ora, con l’introduzione delle nuove gru, la struttura marocchina potrà facilitare e incrementare le operazioni di trasbordo della compagnia del gruppo, la Maersk Line – primo operatore mondiale nel settore del trasporto container – e delle compagnie che con questa operano in accordo commerciale.
Un porto containers ha bisogno di enormi spazi a terra (piazzali, si fa per dire…) e un’area non asfittica intorno. Occorre una bretella autostradale adeguata ai mezzi pesanti e, addirittura, ai carichi eccezionali, fuori sagoma, che non possono essere esclusi, né rifiutati dal traffico portuale…
Vogliamo dire: non certo l’autostrada Palermo – Catania – Messina che giunge in Città con due corsie stentate ed è già insufficiente al traffico locale… Necessita di un’autostrda a 3 corsie e di una ferrovia a doppio binario e adatta all’alta velocità per consentire lo spostamento dei manager dalle città vicine.
In Sicilia si lavora al raddoppio della Palermo Messina dai lontani anni 1950… Quando i cinesi, volendo finanziare e realizzare un porto in Sicilia (lo volevano “tutto loro” nella costa sud) chiesero 200 Km di nuova ferrovia, la volevano in due anni.Gli fu risposto che si potesse avere in 12 anni…
Parlare di porto containers ai palermitani è parlare a chi non sa esattamente di che cosa si tratti. Non è così ad Augusta, dove si ripetono i convegni nella “speranza” che a livello nazionale si sostenga adeguatamente la causa di un porto che ha tutte le carte in regola per divenire la “porta d’Europa”. A contrastarlo sono – già in Italia – almeno due porti: Livorno nel Tirreno e Trieste in Adriatico. Essi costringerebbero le navi di passaggio a risalire, appunto, i due mari più interni ed angusti del Mediterraneo…
Germano Scargiali








