“A monnezza è oro” come disse nel 1993 il boss del rione Traiano, che aveva deciso di pentirsi, al procuratore Franco Roberti. Si pensi alla raccolta e riciclo della plastica, della carta e cartone e del vetro. Durante le due ‘Giornate della Ricerca’ promosse da Corepla, a Palermo, sono stati resi noti i numeri dell’attività di raccolta e riciclo in Italia della sola plastica: 250 milioni di euro di salari pagati, 5.806 addetti, un risparmio di 417 milioni di euro di consumi energetici, l’equivalente di 2 milioni di euro di emissioni evitate, 78 milioni di euro di petrolio risparmiato, 962 milioni di euro di giro d’affari. Il business del riciclo italiano si ispira alle realtà già consolidate nei paesi scandinavi, dove sono stati installati già da tempo distributori la cui funzione è di pesare la quantità di plastica, carte o lattine e premiare il cliente con buoni acquisto.

“Ecopunto” è una bottega del baratto che aiuta la differenziata. A Niscemi in provincia di Caltanissetta, Barcellona Pozzo di Gotto, Cinisi e Terrasini è possibile barattare prodotti destinati ad essere riciclati con beni alimentari, mediante una raccolta punti basata sulle quantità di rifiuti consegnati. Nel resto d’Italia la raccolta differenziata si fa al supermercato grazie a RePaperMe, il primo compattatore di carta e cartone in grado di calcolare la quantità raccolta e, in proporzione, destinare punti premio utili per ottenere sconti sui prodotti in vendita, accumulati grazie ad una carta fedeltà. Al progetto hanno già dato la propria adesione catene della grande distribuzione come Despar.


Mr Pet è un sistema grazie al quale gli utenti, che conferiscono carta e cartone, ottengono sconti sui prodotti in vendita nei diversi negozi affiliati. Nella componentistica elettronica il nostro Paese è tra quelli con la maggior concentrazione di telefonini: siamo al diciannovesimo posto nel mondo per numero di schede di cellulari attivate ogni cento abitanti. In un contesto del genere, il riciclo dei vecchi rifiuti elettronici assumerà un’importanza sempre maggiore. Un’idea possibile per sfruttare questo business viene dalla California. L’azienda californiana ecoAtM ha progettato lo scorso anno uno sportello elettronico simile ai distributori di DVD. Il cliente può inserire piccoli dispositivi elettronici destinati ad essere riciclati e in cambio gli viene restituito un valore in denaro. Quindi è possibile guadagnare qualcosa dai rifiuti.
Se funzionassero le “discariche verdi” potremmo guadagnare in media 250 euro l’anno a famiglia. Per l’alluminio il compenso è di 0.50 euro, per il ferro si parla di 0.20 euro, per la plastica PET 0,18 euro mentre per la carta solo 0.05 euro. Niente male se si consideri che lo scorso anno la TARI ha pesato per una famiglia di 3 persone in un appartamento di 100 mq. in media 320 euro. La Confcommercio, sensibile a queste tematiche, punta il dito sull’inefficienza delle amministrazioni locali. Il 62% dei Comuni capoluogo di provincia registra una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni. Proprio questa incapacità di smaltire la spazzatura in maniera economicamente sostenibile costa, a cittadini e imprese, ben 1 miliardo l’anno. Un costo questo legato anche al mancato raggiungimento degli obiettivi comunitari di raccolta differenziata: siamo infatti ancora al 52% contro il 65% fissato a livello europeo.
Tari in bolletta: la tassa dei rifiuti inserita nella bolletta elettrica, proprio come avviene già per il canone tv. Si tratta di un emendamento della Lega collegato alla legge di Bilancio. L’emendamento è ancora in fase di approvazione, ma qualora dovesse diventare definitivo non spetterebbe a tutti i comuni ma solo a quelli in dissesto o in situazione di rischio. L’intento della misura è nobile: contrastare l’evasione connessa a questa imposta. Ma ha sollevato molti dubbi in riferimento soprattutto alle famiglie con basso reddito, per le quali aumenterebbero i rischi di un distacco della corrente elettrica per morosità. Infine c’è da sottolineare il fatto che la Tari non è uguale per tutte le utenze e che non è ancora chiaro come i Comuni procedano al relativo calcolo impositivo. Nell’immediato possiamo sperare solo sull’iniziativa privata come accade in Europa ed in alcune realtà locali virtuose.
Franco La Valva
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Nota.

E’ un fatto che, nonostante gli sforzi ripetuti, per propagandare il riciclo, il mondo moderno continuerà a basarsi su una grande produzione, a fronte della quale corrisponderà un grande consumo e, quindi, una produzione esponenziale di rifiuti. In ogni caso, quelli che sopravvivono al riciclo sono – per quantità – tali da rendere indispensabili i termovalorizzatori, quasi universalmente adottati ovunque. Sono stupidamente osteggiati in Italia. dove si dà ragione alla cieca anche al principio …not in my garden. Ma comunque ne funzionano una quindicina. Bruciano i rifiuti in carenza di ossigeno, non emanano fumi nocivi e producono una certa quantità di energia elettrica… Qualunque tecnico “serio” ne è un sostenitore. Se si volesse veramente giovare al problema si instaurerebbero “punti di raccolta” dove bottiglie, carta e metalli fossero pagati a prezzo politico. Giovani e vecchi si improvviserebbero raccoglitori. Niente di tutto questo. Il problema dei rifiuti “non si vuol risolvere” perché “rende finché esiste”. Appunto: “la monnezza – fino ad oggi – è oro“. Chi butterà l’oro nel wc? (Germano Scargiali)
Vedi il nostro articolo: su l’Ecopoint allo Zen.








