Un angelo tra le corsie: Gerardo Rodriguez cappellano allo Spallanzani

Padre Gerardo Rodriguez cappellano allo Spallanzani. Il camice sopra il clergyman.

Pur tra tanti mali, che ci aggrediscono quotidianamente, anche il bene si manifesta, ci sorprende e ci fa sperare. Dobbiamo cercare e segnalare le manifestazioni del bene che contrastano le paure di sempre verso un supposto progredire del peggio. E’ la fede nella vita e soprattutto in Dio, ma anche la storia, ad esortarci  alla fiducia, ancor più che alla speranza.

Negli ospedali e nelle case di cura, dove da sempre si vive in un tempo sospeso fra la vita e la morte, ma ancor più oggi in tempi di coronavirus, s’incontrano frequenti esempi di coraggio, tanto impegno, tanta solidarietà… Si potrebbe dire che si tratti della regola: chi parla di un’umanità incattivita, irrimediabilmente perduta tra vizi ed egoismi, si ravveda! E’ il caso di accorgersene, seppur ce ne fosse bisogno, in momenti difficili come quelli attuali. Proprio adesso, nell’anonimato, tante persone mostrano il vero volto di sé, un volto eroico, un sorprendente senso del dovere e tanto amore per gli altri da mettere in gioco la propria stessa vita. Così, ad esempio, accade da quando così tanti medici e infermieri in Italia non esitano a curare i malati nel perdurare della malattia, anche se sprovvisti, sovente, di adeguati indumenti protettivi.   

E’ all’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma che opera il cappellano Padre Gerardo Rodriguez, un sacerdote che a molti appare proprio come un angelo tra le corsie.

Il grande atrio del monumentale Ospedale Spallanzani di Roma, vanto della sanità italiana nel mondo, assieme al Bambin Gesù.
Il grande atrio del monumentale Ospedale Spallanzani di Roma, vanto della sanità italiana nel mondo, assieme al Bambin Gesù. Ambedue costruiti nell’anteguerra come gli altri famosi ospedali romani (San Camillo, Celio…). Tuttora in piena efficienza, hanno dato e danno dei ‘punti’ agli ospedali stranieri…

In tempi di coronavirus, essendo fin dalla sua fondazione nel 1936 dedicato allo studio e alla cura delle malattie infettive, l’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma si è trovato in prima linea per la cura dei malati colpiti dal Covid-19. Per inciso Lazzaro Spallanzani, vissuto nel ‘700, naturalista, è considerato il precursore della microbiologia.

Lo Spallanzani è un nosocomio di altissimo livello, attrezzato modernamente per la cura e il contrasto di terribili malattie, dall’Aids all’ancor più temibile Ebola, fino alla Sars. In passato vi si curavano soprattutto tubercolosi, poliomielite, colera, salmonellosi.

L’ospedale romano costituisce anche un avanzato polo trapianti ed è l’unico nosocomio in Italia specializzato per combattere il bioterrorismo, di cui qualcuno vuol negare il pericolo incombente…

Quando, due anni or sono, è giunto allo Spallanzani il sacerdote pare non ricevesse una gran considerazione da parte dei sanitari, che forse lo guardavano quasi come un intruso, probabilmente pensando che un ospedale all’avanguardia come il loro non necessitasse certo della stabile presenza di …alcun prete.  Ma il loro atteggiamento ben presto è decisamente cambiato. Adesso lo cercano, sentono il bisogno di aprirsi con lui, lo considerano una risorsa in più…

Il primo compito di un cappellano in ospedale sarebbe quello di alleviare le sofferenze spirituali dei malati, di star loro vicino con la parola, anche mediante la somministrazione dei sacramenti, se desiderati. Col tempo si è capito come della vicinanza di Padre Gerardo avessero bisogno non solo i malati, ma anche i sanitari e il personale che lavora in un luogo dove ogni giorno si combatte per la vita, dove si vivono gioie e dolori che segnano le esistenze di tante persone per il tempo che vi permangono. I sanitari hanno bisogno, pure loro, di un sostegno morale e psicologico, perché vivono spesso situazioni difficili da accettare, sia dal punto di vista professionale, sia da quello personale.

Padre Gerardo, nonostante il suo usuale riserbo, in questi giorni di grande emergenza ha rilasciato qualche intervista. In effetti, anch’egli sta vivendo a Roma, in prima persona, il dramma del coronavirus. Per di più si trova praticamente segregato in ospedale. Del resto, se uscisse, metterebbe altre persone a rischio di contagio… Le sue giornate, però, sono così piene d’impegni che di tanto disagio pare non accorgersi neppure.   

I suoi continui problemi sembrano moltiplicarsi. Non ci sono solo i malati di Covid-19 da assistere, perché tra i ricoverati c’è anche chi soffre di altre gravi patologie. Gli spetta di infondere in tutti la pazienza, la speranza e di suggerire il conforto impareggiabile della fede. Per il suo compleanno, però, il sacerdote ha ricevuto un bellissimo regalo dal Signore: in tanti gli hanno chiesto di ricevere la comunione.

Prima di giungere allo Spallanzani come cappellano, padre Gerardo aveva svolto altri ruoli impegnativi, come vice parroco nelle periferie romane, dove si vivono drammi di ogni genere, esperienze toccanti e formative per lui, ma non quanto quelle affrontate in ospedale.

“I medici e gli infermieri – afferma il sacerdote – sono fantastici. Fanno di tutto. Ma poter stringere una mano, il non avere un abbraccio, non aver vicino una persona amica può pesare anche più della stessa malattia”.

“In ospedale è come vivere in trincea – conclude Padre Gerardo –  perché si lotta per salvare la vita, ma i rapporti tra le persone, forse proprio per questo, sono più sinceri e autentici che altrove. In quel breve spartiacque che c’è tra la vita e la morte, si può certamente incontrare Gesù. Emerge sovente l’amore, affiora la fede, quel sentimento sublime che può consolare ed anche condurre in salvamento, verso quella liberazione dal male che la fede a tutti consente”. 

Lydia Gaziano

 

 

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