Un caso di degrado fisico e morale non meno indegno dei nostri tempi di quanto non lo sia la fame perdurante nel terzo mondo o – forse peggio – gli stenti nella realtà opulenta del mondo evoluto…
Ciò che colpisce è la soddisfazione espressa da chi si auto definisce, magari, “progressista”: “Noa Pothoven ha vinto la sua lunga battaglia“. Titolava in questo modo un grande giornale nella sua edizione on line di ieri.
Noa Pothoven, una ragazza olandese di 17 anni (diciassette) avrebbe vinto la propria battaglia, votandosi al suicidio” La pratica della eutanasia è quasi incondizionatamente autorizzata nel suo paese, l’Olanda?”.
Una vittoria? È, forse, guarita da una lunga malattia? Ha ottenuto un importante riconoscimento? Un successo sportivo? No, è soltanto morta per sua “libera” scelta ad una età in cui nel mondo solitamente non si può sottoscrivere da soli neppure un contratto.
Noa Pothoven non aveva alcuna malattia fisica. Non era in coma, né tantomeno in stato vegetativo, non aveva un cancro inguaribile, non aveva mutilazioni. Era una giovane bella e sana. Aveva però un male profondo nell’animo. Era stata violentata a 11 anni e non aveva mai superato quel dolore. Era gravemente depressa: e nessuno pensi che le croci dell’animo siano meno pesanti di quelle del corpo. Anzi…
Chi ha avuto esperienza di ciò che viene chiamato usualmente depressione – ma è un caso di vera e propria crisi paranoica – è certamente affetto da un male che dipende da più o meno misteriose sostanze di cui il corpo di ciascuno di noi dispone al momento di reagire alle avversità. Sì, è considerata una malattia, deve esserlo, e viene affrontata con successo in una grande generalità di casi con cure farmacologiche e psicologiche. Fondamentale è l’atteggiamento e l’amore – vero e proprio – della famiglia. E la religione, una fede, non guasta di certo. Lo stato laico preso a modello, assunto a passione maniacale, ottuso e materialista, risulta il vero vincitore in questa storia: un traguardo ottenuto da genio del male. maniacale, ottuso e materialista.
E’ uno stato laico incolto, proprio perché assume la laicità come fosse collegata all’ateismo, all’anticlericalismo e persino alla blasfemia. La laicità è solo una posizione del ragionamento rispetto ai fatti e di per se non nega niente non deve farlo perché negherebbe se stessa.
Ciò che colpisce, anzi ciò che viene da chiedersi è: ma era davvero impossibile salvarla? Perché la resa? A una ragazza di 17 anni, diciassette? Certo è stata Noa a chiedere di morire. Quanti depressi non desiderano altro… Ma siamo sicuri che aver esaudito il suo desiderio corrisponda ad aver fatto il suo bene?
Siamo in Olanda, certo, il Paese evoluto, il Paese dei diritti… Non come l’Italia, dove “tanto bigottismo” avrebbe impedito …quel lieto fine. Ma è proprio tanto bello vivere in un paese che non sa neppure tentare di salvare la vita a una ragazza di 17 anni? …E non è raro chi insiste col dire che sarebbe l’Italia a dover imparare. Contenti loro..

La depressione è, comunque, uno stato transitorio. Ovvero, di certo oggi può essere trasformata in tale. Se ne può guarire come dalle malattie tradizionali. Anche di questo abbiamo esperienza. Certo, giudicare sia Noa che la madre per quello che hanno fatto è da stupidi. Siamo nel caso in cui un altro componente della famiglia avrebbe dovuto prendere Noa con decisione per mano e portarla nei luoghi giusti per curarla e farla venir fuori dal baratro…
Già, perché il fatto è del tutto personale. Lo stato di Noa dipendeva dallo stupro subito da più giovane? E quanti stupri ci sono ai quali si sopravvive? Nella maggior parte dei casi, per quanto sia stato forte e degradante lo choc, il danno morale, magari col tempo, si supera. Resta certamente il triste ricordo: una disgrazia, una brutta tegola in testa, una manifestazione del male che serpeggia a danno del bene, in eterna lotta con esso…
Grande Olanda, che non sa offrire, che non sa neanche provare a offrire una ragione di vita – o almeno una speranza – a una sua cittadina di 17 anni…
Ma la cosa più orribile è un’altra. Perché nessuno vuole giudicare (in una tragedia come questa, poi): né le autorità olandesi, né i medici, né tantomeno – è ovvio – la povera ragazza. La morte impone sempre silenzio e rispetto, quella per disperazione, ancor di più.
La cosa che provoca lo choc è, appunto, diversa: la menzogna delle parole, il non chiamare le cose con il proprio nome. Chiamare vittoria la fine di Noa – qualcuno ha notato – è un inganno diabolico. Peggio ancora: è un’ipocrisia dettata dall’ideologia di un nuovo “politically correct” da cui la civiltà e proprio la morale “moderna” dovrebbero tenersi lontane. Progresso significa conquista, non passi indietro. O no?
Alla storia della piccola Noa Pothoven ha reagito anche il Vaticano. Il Papa non ne ha parlato all’udienza ma ha pubblicato un tweet: “L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza”.
Così, infine, anche la Pontificia Accademia per la Vita che da tempo concentra la propria attenzione sul problema eutanasia: “La morte di Noa è una grande perdita per qualsiasi società civile e per l’umanità. Dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita”.
Una vittoria, quindi? No di certo! Una sconfitta, invece, per quella società che è platonica senza saperlo, che – tuttavia – di quel pensiero accoglie con spirito materialistico la parte riguardante la prossimità di una possibile perfezione, privandola – però – del suo aspetto più alto: la capacità di innalzare il tutto verso i traguardi più impalpabili del sogno…
Germano Scargiali
(Notizie raccolte da più fonti,commenti e conclusione dell’autore)
In breve la legge in Olanda
In Olanda la legge in questione è la numero 137 del 10 aprile 2001. Il testo investe innanzitutto i medici: a loro spetta stabilire quando è possibile autorizzare la morte di un paziente e in base a quali criteri il loro ruolo non è perseguibile. Il diritto olandese mette infatti al centro la volontà e la libertà del cittadino, ad esempio non ci sono norme equivalenti al nostro Tso. L’eutanasia è ammessa …quando motivata da inaudite sofferenze o estrema debolezza fisica e perdita della dignità. Le sofferenze possono essere sia fisiche, sia psichiche. Quindi riguardano non solo patologie terminali, degenerative o irreversibili. Per questo sono incluse nel perimetro della legge anche la malattia mentale e la depressione.
Commento: non ci si accorge che, non giustificando il suicidio come faceva già il diritto romano in questi casi o nel caso di perdita dell’onore, si fa dell’eutanasia un ennesimo episodio consumistico fra i tanti. Nel caso di Noa, a quanto pare, l’ospedale aveva negato l’eutanasia, consigliando di attendere i 21 anni e l’espletamento di ulteriori tentativi di cura. Ma, a questo punto, questo triste episodio di cronaca sfuma nel mistero ed assume il tono di un caso da noir…







