Habemus papam. Ne siamo sicuri?                                                                              

Presentazione del libro di don Alessandro Minutella “Chiesa dove vai?”.

L’autore affronta con Vittorio Sgarbi il tema della validità dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio.                                                                                                     

Si è svolto domenica 28 aprile, presso l’Astoria Palace di Palermo, un interessante e inedito convegno con la partecipazione di due personaggi che, al di là delle loro fortissime differenze, hanno in comune un temperamento piuttosto vulcanico. La sala era affollata di persone attente e partecipi, gran parte delle quali aveva già una forte convinzione sul tema da affrontare. Tutte condizioni che potevano favorire uno scontro generale. Che invece non c’è stato, dato che il sacerdote palermitano è riuscito a gestire la situazione con abilità e diplomazia.

Per chi non lo conosce, don Alessandro Maria Minutella è un sacerdote e teologo siciliano che qualche anno fa ha subito ben due scomuniche e la riduzione allo stato laicale ( cioè la proibizione di celebrare i sacramenti e di vestire l’abito sacerdotale) tutto ciò in totale violazione del diritto canonico e delle norme seguite dalla Chiesa in tutte le epoche passate: le accuse devono essere ben specificate, l’imputato deve avere la possibilità di difendersi e, se comunque trovato colpevole, gli deve essere data la possibilità di ravvedersi. I provvedimenti a suo carico sono stati invece fulminei, cosa mai successa in duemila anni di storia della Chiesa. Perfino Lutero venne scomunicato, una volta sola, dopo anni di tentativi di dialogo e di conciliazione.

Dopo una breve presentazione la parola è passata a Vittorio Sgarbi che ha esordito raccontando l’origine (sabauda) dei suoi nomi: Vittorio e Umberto e proseguendo poi con divagazioni sul ruolo della donna nella Chiesa.

Il libro di don Minutella, e quindi il convegno di presentazione, verte sulla possibile invalidità dell’attuale pontificato e si basa su una poderosa indagine del giornalista Andrea Cionci che, da ormai quattro anni, sta indagando l’aspetto canonico della situazione avvalendosi della consulenza di numerosi esperti: latinisti, storici della Chiesa, avvocati eccetera. Questa ricerca si è tradotta in molte centinaia di articoli, confluiti poi nel volume “Codice Ratzinger” edito da Byoblu, e in centinaia di podcast.

Ha prodotto anche una petizione, che ha raccolto migliaia di adesioni e che è stata poi ufficialmente consegnata in Segreteria di Stato Vaticana, ai cardinali di nomina pre-2013, perché affrontino il problema. Di tutto questo il grande pubblico non sa niente dato che la stampa e i media mainstream mantengono un silenzio tombale. Ecco perché la presenza di Sgarbi rappresenta una prima crepa nella muraglia e potrebbe incoraggiare altri personaggi noti a confrontarsi sulla questione. Un fatto già di per sé molto positivo.

Secondo don Minutella l’elezione di Bergoglio non è valida semplicemente perché papa Benedetto non ha abdicato. Queste le sue parole: “La questione non è se l’attuale pontefice sia simpatico o meno ma piuttosto se è realmente il papa o un antipapa.”

E non sarebbe un inedito: nella storia della Chiesa ce ne sono stati una trentina. Per chi non si è mai confrontato con la questione (la magna questio) un’autentica bomba. Che cosa sarebbe successo, dunque?

Papa Ratzinger avrebbe fatto qualcosa di veramente e totalmente inedito nella Storia. Di papi che hanno abdicato ce ne sono stati, infatti, se pur raramente, ma nessuno lo ha fatto come Benedetto.

Cerchiamo di capire: il codice di diritto canonico modificato da papa Giovanni Paolo II e dal cardinale Ratzinger impone, per la validità dell’abdicazione di un papa, che egli rinunci al munus petrino, cioè all’essere papa. Nella declaratio che Benedetto pronunciò, e che venne considerata una regolare abdicazione, egli invece afferma di rinunciare al ministerium, cioè all’esercizio pratico del potere.

Questi due termini si traducono nelle lingue moderne con la stessa parola: ministero e quindi non se ne apprezza la fondamentale differenza. Con una notevole eccezione, però: in tedesco le due parole si rendono con termini diversi: Amt e Dienst. E, guarda caso, nella traduzione tedesca i due termini sono scambiati di posto. Dato che il papa fornì solo il testo latino, è probabile che qualcuno si sia accorto del problema e che una solerte manina abbia provveduto ad aggiustare le cose.

La Declaratio sarebbe quindi l’annuncio che Benedetto si sarebbe presto trovato in sede impedita, cioè nell’impossibilità di esercitare il suo potere. E ciò sarebbe avvenuto con la convocazione del conclave illegittimo.

In altre parole, non potendo più Ratzinger esercitare di fatto il proprio potere, a causa degli ostacoli (tra questi anche il blocco dello switch per le operazioni bancarie che aveva colpito la Banca Vaticana), che gli venivano posti di continuo da forze a lui ostili, scelse di ritirarsi, non già per viltà, ma per far sì che, alla fine, emergesse la verità, cioè quel che veniva compiuto contro di lui e soprattutto contro la Chiesa. 

Secondo don Minutella, i nemici del papa sarebbero quei poteri massonici che ostacolano da tempo la Chiesa e cercano di condizionarne l’azione dal suo interno. Ratzinger, infatti, non è stato certo l’unico papa a doverne contrastare l’azione, basti pensare ai due attentati subiti, ma fortunatamente non riusciti, a Paolo VI e a Giovanni Paolo II, oltre alla morte improvvisa di Giovanni Paolo I, eletto papa solo da un mese.

Un’altra stranezza si può notare, inoltre, nei vari impedimenti frapposti dal mondo della cultura “ufficiale” a Benedetto XVI, profondo teologo e uomo di vasta cultura, in più occasioni nelle quali aveva preparato degli interventi, tra cui quello molto noto previsto alla Sapienza di Roma e poi negatogli, e l’accoglienza senza riserve data, invece, negli stessi ambiti, a Bergoglio, assolutamente non paragonabile, né sul piano dottrinale né su quello culturale a Benedetto XVI.  

Ricordiamo che la Chiesa è stata fondata da Gesù Cristo in persona (come attestano i Vangeli), che ne ha indicato il successore in San Pietro, primo papa, ma al Vescovo di Roma spetta fondamentalmente il compito di conservare e tramandare il depositum fidei, cioè il nucleo fondante della Chiesa cattolica che non si può cambiare nel corso del tempo. Il cristianesimo, infatti, è una religione rivelata e, come tale, immodificabile, quel che potrebbe mutare, perciò, non è la dottrina tramandata dagli evangelisti, ma solo ciò che viene suggerito dallo Spirito Santo e non contrasta con i dogmi.

Don Minutella, nel corso del convegno, ha ricordato pure il cardinale belga Godfried Danneels, autore di un libro scritto in francese (e mai tradotto in italiano, nonostante l’enorme interesse che avrebbe potuto suscitare) in cui, trovandosi egli ormai prossimo alla morte, confessa di aver partecipato, insieme a un gruppo di cardinali, soprannominati “la mafia di San Gallo”, a una macchinazione per fare eleggere un papa a loro gradito. Un altro fatto inquietante, questo, che dovrebbe far riflettere chi non vuole prendere in considerazione l’ipotesi che l’elezione a papa di Bergoglio possa essere invalida.

Vittorio Sgarbi, polemico come suo costume, ha, invece, sostenuto una tesi opposta a quella di Don Minutella: Papa Ratzinger, secondo lui, è stato un pontefice di grande spessore culturale e morale, con la sua rinunzia ha dimostrato coraggio e non viltà come alcuni pensano, ma la successiva elezione a papa di Bergoglio è da considerarsi valida a tutti gli effetti. Inoltre, Don Minutella, con le sue dichiarazioni avrebbe commesso un peccato di superbia che non sarebbe accettabile neppure nel caso avesse avuto delle ragioni valide per farle.” Sgarbi, però, con le sue argomentazioni, non è sembrato altrettanto convincente rispetto a quanto esposto dal sacerdote palermitano.

Nonostante qualche eccesso e qualche frase fuori posto va certamente dato, però, il merito al grande critico d’arte italiano di avere animato la serata e di essersi, nonostante le divergenze di opinioni, comunque, confrontato con Don Minutella.

Da apprezzare, nel complesso, la compostezza del pubblico, nonostante qualche piccolo battibecco, ben presto terminato.

Alla fine, quali conclusioni possiamo trarre?

Il titolo del libro di Don Minutella: “Chiesa dove vai?” sembra alludere al rischio che se la Chiesa di Roma non sarà, al più presto in grado di dare risposte convincenti ai suoi fedeli potrebbero avverarsi le profezie contenute nell’Apocalisse di San Giovanni. Anzi, forse nel tempo dell’Apocalisse ci siamo già e sta a noi fare delle scelte di salvezza per la nostra anima, prima che sia troppo tardi.

Lydia Gaziano Scargiali  

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